martedì 24 gennaio 2017

"Hanno truccato i dati per affondare l'Italia". Inchiesta pm di Trani




 Nel 2011 l' Italia «stava messa meglio di tutti gli altri Stati europei», ma da parte di Standard & Poor' s c' è stata «la menzogna, la falsificazione dell' informazione fornita ai risparmiatori», mettendo così «in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano come l' Italia».

Gian Maria De Francesco per ''il Giornale''
 Le parole, pronunciate ieri dal pm di Trani, Michele Ruggiero, durante la requisitoria del processo per manipolazione del mercato a carico di cinque tra analisti e manager dell' agenzia di rating statunitense, confermano quanto emerso dal quadro probatorio: il downgrading del nostro Paese tra maggio 2011 e gennaio 2012 mancava di giustificazioni macroeconomiche e aveva in sé ragioni speculative e forse anche politiche.
 Per questo motivo il pubblico ministero alla fine della requisitoria ha chiesto la condanna a due anni di reclusione e 300mila euro di multa per Deven Sharma, all' epoca presidente mondiale di S&P, e a tre anni di reclusione ciascuno e 500mila euro di multa per Yann Le Pallec, responsabile per l' Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per la società di valutazione è stata chiesta la condanna alla sanzione pecuniaria di 4,647 milioni di euro.
 Insomma, mentre il quarto governo Berlusconi viveva la sua fase più angosciosa sotto la spinta della crisi da spread, l' agenzia di rating non avrebbe ottemperato agli obblighi di veridicità delle informazioni fornite. I report sotto accusa sono quattro, l' ultimo dei quali è il declassamento del rating dell' Italia di due gradini (da A a BBB+) del 13 gennaio 2012. Il confronto tra 2010 e 2011 citato Ruggiero, che ha parlato per cinque ore, attiene al fatto che il contratto tra il Tesoro e l' agenzia di rating, durato 17 anni, cessò nel 2010 «ed è dal 2011 - ha sostenuto il magistrato - che si registrano bocciature dell' Italia da parte dell' agenzia» adducendo così un «movente ritorsivo» per il delitto contestato.
Il pm ha poi fatto riferimento alla testimonianza del direttore del Debito pubblico presso il Tesoro, Maria Cannata, secondo cui S&P «avrebbe sempre enfatizzato aspetti critici rispetto all' Italia» e che parlare con i suoi analisti era come «parlare al vento». Ruggiero ha citato come «bazooka fumante» due intercettazioni.
 La prima è la telefonata del 3 agosto 2011 tra l' ex manager S&P Maria Pierdicchi col presidente Sharma in cui si faceva riferimento al fatto che «serve più personale senior che si occupi dell' Italia», dunque ammettendo l' impreparazione del team di valutazione. La seconda è una mail dell' ex responsabile corporate rating Renato Panichi nella quale si sottolineava come la valutazione del sistema bancario al momento del taglio del rating fosse «esattamente contraria alla situazione reale».
«Molti indizi raccolti fanno più di una prova sul complotto ordito da oligarchie, troika, banche di affari e massonerie internazionali, per abbattere e sostituire con un loro fiduciario, un governo democraticamente eletto, quello presieduto da Silvio Berlusconi», ha commentato il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, parlando di «un vero e proprio colpo di Stato» e invocando ancora una commissione d' inchiesta parlamentare. «Le agenzie di rating sono state gli esecutori di un complotto che però ha mandanti politici», ha chiosato la deputata azzurra Elvira Savino. S&P ha ribadito che «le accuse non sono suffragate da prove degne».


domenica 22 gennaio 2017

La menzogna che viviamo, di Spencer Cathcart



In questo momento potresti essere ovunque, potresti fare qualsiasi cosa, invece sei seduto da solo di fronte a uno schermo.

Ma cos'è che ci ferma dal fare quel che vogliamo fare? Dall'essere ciò che vogliamo essere?

Ogni giorno ti svegli nella stessa stanza e segui gli stessi schemi, vivi la stessa giornata del giorno prima.

E' pur vero che un tempo ogni giorno era una nuova avventura.

Lungo la strada è cambiato qualcosa.

Prima i nostri giorni non avevano tempo, ora sono schematici.

E' questo che vuol dire crescere? Essere liberi?

Ma siamo veramente liberi?


Cibo, acqua, terra. Le uniche cose che ci servono per sopravvivere sono possedute dalle società.

Non c'è più cibo per noi sugli alberi, né acqua potabile nei fiumi, né terra dove si possa costruire una casa.

Se provi a prendere quello che ha da darti la Terra sarai isolato.

Quindi seguiamo le loro regole.

Abbiamo scoperto il mondo attraverso i libri di testo.

Per anni stiamo seduti e ripetiamo quello che ci viene detto.

Sottoposti a prove e classificati come soggetti da laboratorio.

Cresciuti per non essere mai niente di speciale in questo mondo, per non creare differenze.

Abbastanza intelligenti da fare il nostro lavoro ma non da chiederci il perché lo facciamo.

Quindi lavoriamo duro e non abbiamo mai tempo di vivere la vita per cui stiamo lavorando.

Finché arriva un giorno in cui siamo troppo vecchi per il nostro lavoro e siamo lasciati a morire.

Saranno i nostri figli a prendere il nostro posto.

Per noi il nostro cammino è importante, ma insieme non siamo altro che carburante.

Il carburante dell'élite. L'élite che c'è dietro le multinazionali.

E' il loro mondo e la risorsa più preziosa non è nella terra: siamo noi.

Noi costruiamo le loro città, noi mettiamo in moto le loro macchine, noi combattiamo le loro guerre.

Dopo tutto, ciò che li guida non sono i soldi: è il potere.

I soldi sono semplicemente l'arma che usano per dominarci.

Inutili pezzi di carta da cui dipendiamo per sfamarci, per spostarci, per divertirci.

Ci danno i soldi e in cambio noi gli diamo il mondo.

Dove c'erano alberi che pulivano la nostra aria ora ci sono fabbriche che la inquinano.

Dove c'era acqua da bere, ci sono rifiuti tossici che puzzano.

Dove gli animali correvano liberi, ci sono le imprese agricole che li fanno nascere e li scuoiano per il nostro appetito.

Oltre un miliardo di persone muore di fame anche se c'è abbastanza cibo per tutti. Dove va a finire?

Il 70% del grano che coltiviamo è cibo destinato a ingrassare gli animali che mangiamo per cena.

Perché dovremmo aiutare chi muore di fame quando non guadagneremmo nulla con ciò?

Siamo la piaga che affligge la Terra, devastiamo quello che ci permette di vivere.

Vediamo tutto come qualcosa che può essere venduto, come un oggetto da possedere.

Ma cosa accadrà quando avremo inquinato l'ultimo fiume? Quando avremo avvelenato anche l'ultimo respiro d'aria? Quando non avremo più il carburante per i camion che ci portano il cibo?

Quand'è che capiremo che i soldi non possono essere mangiati, che non hanno alcun valore?

Non stiamo distruggendo il pianeta. Stiamo distruggendo ogni forma di vita su di esso.

Ogni anno migliaia di specie si estinguono. E manca poco affinché noi saremo i prossimi.

Se vivi in America c'è il 41% di possibilità di contrarre un cancro.

Una patologia cardiaca uccide un americano ogni tre.

Prendiamo medicine per affrontare questi problemi, ma le cure mediche sono la terza causa di morte dopo il cancro e le malattie cardiache.

Ci viene detto che tutto può essere risolto dando soldi alla Scienza, così gli scienziati scopriranno un modo per eliminare il problema.

Ma le industrie farmaceutiche traggono vantaggio dalle nostre sofferenze.

Pensiamo di correre ai ripari, ma il nostro corpo è il prodotto di ciò che mangiamo, e il cibo che mangiamo è studiato per ottenere profitto.

Ci riempiamo di sostanze tossiche.

Il corpo degli animali è infestato da medicine e malattie.

Ma non vediamo tutto ciò.

Le associazioni che detengono il potere mediatico non vogliono che noi sappiamo, quindi ci inondano di fantasie che spacciano per realtà.

E' divertente pensare che gli umani pensavano che la Terra fosse il centro dell'universo.

Ma, ancora una volta, continuiamo a vederci al centro del pianeta.

Indichiamo la nostra tecnologia dicendo che siamo i più intelligenti.

Ma veramente computer, macchine e industrie affermano quanto siamo intelligenti?

Forse mostrano quanto siamo diventati pigri.

Ci mascheriamo dietro la parola "civilizzazione", ma quando la togliamo, di noi, cosa resta?

Siamo inclini a dimenticare che solo negli ultimi cento anni abbiamo concesso il diritto di voto alle donne, il diritto di equità ai neri.

Ci atteggiamo come se fossimo tutti istruiti su tutto, ma sono molte le cose che non riusciamo a vedere.

Camminiamo per strada e ignoriamo tutte le cose più piccole.

Gli occhi che ci guardano, le storie che vorrebbero condividere.

Vediamo tutto come uno sfondo di "me".

D'altra parte abbiamo paura di non essere soli, di essere parte di qualcosa di più grande.

Ma abbiamo fallito nel creare una connessione.

Ci va bene ammazzare maiali, mucche galline, uomini di un'altra terra.

Ma non i nostri vicini, non i nostri cani, i gatti, quelli che abbiamo compreso ed amato.

Definiamo le altre creature come stupide e puntiamo il dito contro loro per giustificare le nostre azioni.

Ma vi sembra giusto uccidere solo perché possiamo e abbiamo sempre potuto farlo? O proprio questo ci mostra quanto poco abbiamo imparato?

Continuiamo a agire attraverso l'aggressività degli uomini primitivi più che attraverso il pensiero e la compassione.

Un giorno la sensazione che chiamiamo "vita" ci lascerà.

I nostri corpi marciranno, i nostri averi più preziosi passeranno ad altri.

Le azioni compiute in vita saranno le uniche cose a restare di noi.

La morte ci circonda sempre, eppure sembra essere lontana dalla realtà di tutti i giorni.

Viviamo in un mondo sull'orlo del collasso.

Le guerre di domani non avranno vincitori.

La violenza non sarà mai la risposta ma ucciderà ogni possibile soluzione.

Se tutti scavassimo tra i nostri desideri più profondi scopriremmo che i nostri sogni non sono così diversi.

Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: essere felici.

Facciamo il mondo a pezzi senza cercare altro che gioia, senza mai guardare dentro di noi.

La maggior parte delle persone più felici sono quelle che hanno di meno.

Siamo veramente così felici con i nostri iPhones? Le nostre grosse case, le nostre macchine alla moda?

Siamo disconnessi. Idolatriamo persone che non incontreremo mai.

Assistiamo a avvenimenti straordinari sugli schermi e all'ordinario da ogni altra parte.

Aspettiamo che qualcuno ci porti un cambiamento senza mai pensare a iniziare a cambiare noi stessi.

Le elezioni presidenziali possono essere assimilate al lancio di una moneta: sono due facce della stessa medaglia.

Scegliamo quale faccia vogliamo e abbiamo l'illusione della scelta, del cambiamento.

Ma il mondo è sempre lo stesso.

Non riusciamo a capire che i politici non servono noi; ma servono chi ha dato loro il potere.

Ma in un mondo di pecore ci siamo scordati di seguire la strada che ci eravamo prefigurati.

Basta aspettare un cambiamento.

Tu sei il cambiamento che vuoi vedere.

Non siamo arrivati fin qui stando seduti comodi.

La razza umana è sopravvissuta non perché fosse la più veloce, o la più forte, ma perché ha cooperato.

Abbiamo eccelso nell'arte di uccidere.

Adesso perfezioniamo l'arte di goderci la vita.

Tutto ciò, non per salvare il pianeta.

Il pianeta sarà qui indipendentemente dalla nostra sopravvivenza.

La terra ha girato per miliardi di anni, e ognuno di noi sarà fortunato a viverne ottanta.

Siamo una goccia nell'oceano, ma il nostro impatto dura per sempre.

Spesso mi sarei augurato di vivere in un'era dove non c'erano i computer.

Ma ho capito che non c'è nessuna ragione per volere ciò, perché questo è l'unico periodo della storia in cui ho sempre voluto vivere.

Perché oggi abbiamo un'opportunità mai avuta prima.

Internet ci ha dato il potere di condividere un messaggio e di unire milioni di persone in tutto il mondo.

Finché possiamo è nostro dovere usare la tecnologia per unire, più che per combatterci.

Nel bene o nel male, la nostra generazione determinerà il futuro della vita su questo pianeta.

Possiamo anche continuare a servire questo sistema di distruzione finché non rimanga di noi alcuna
traccia di esistenza;

oppure possiamo uscire da questo sonno ipnotico, capire che non stiamo evolvendo ma regredendo.

Questo esatto momento è l'attimo portato da ogni passo, ogni respiro, ogni morte, fino ad adesso.

Puoi decidere di scegliere la tua strada, o seguire la via che hai già preso migliaia di altre volte.

La vita non è un film, le battute non sono già state scritte, siamo noi gli scrittori.

Questa è la tua storia, la loro storia, la nostra storia.

Spencer Cathcart

Fonte: link al video originale

Tratto da:http://utopiarazionale.blogspot.com.es/2015/07/la-menzogna-che-viviamo-di-spencer.html


venerdì 20 gennaio 2017

13 rimedi per attacchi di panico e crisi di ansia




Gli attacchi di panico e le crisi di ansia rappresentano delle serie problematiche che colpiscono un crescente numero di persone. Queste esperienze sono così traumatiche da non poter essere dimenticate facilmente.

I 13 rimedi per attacchi di panico e crisi di ansia: cosa fare e come riconoscerli

Le crisi d’ansia si sviluppano principalmente durante la prima età adulta o con l’adolescenza e in concomitanza con l’assunzione di una maggior quantità di responsabilità causa di stress e di ansia.
Può accadere che alcune persone vengano colte da tali attacchi occasionalmente, a causa di una fonte stressogena che porta a reazioni di ansia acuta. Tendenzialmente allontanandosi dalla fonte che ha causato lo stress, cercando di creare un ambiente positivo e favorevole, si può avere una regressione graduale fino alla sua completa scomparsa.
  1. Come riconoscere i sintomi degli attacchi di panico

    I sintomi degli attacchi di panico, che questi improvvisi attacchi di paura possono far insorgere sono molteplici, profondi e davvero pesanti sia a livello fisico che a livello emotivo.
    La presenza di questi sintomi spesso provoca nella persona che li subisce un profondo terrore legato alla paura che possa accadere nuovamente, generando così ulteriore angoscia. Questo circolo vizioso rischia di trasformarsi in una gabbia capace di intrappolare l’individuo nelle proprie paure suscitando un continuo terremoto interiore.
    A livello emotivo si sviluppa una fortissima percezione di angoscia, di turbamento e sensazione di impazzire.
    Fisicamente invece l’organismo risponde con una serie di sintomi che solitamene sono:
    • dolori toracici associati a palpitazioni e tachicardia;
    • senso di soffocamento, difficoltà respiratoria;
    • forti capogiri, sensazione di perdita dei sensi, tremori;
    • rossori concentrati nella zona del petto e del viso associati ad un aumento della sudorazione e a forti sbalzi della pressione/temperatura corporea
  1. Cosa fare per non avere attacchi di panico

    Esistono una serie di comportamenti associati agli attacchi di panico che spesso influenzano radicalmente l’individuo che ne soffre. Può accadere infatti che ci si isoli completamente evitando di frequentare qualsiasi luogo pubblico, tentando a tutti i cosi di allontanarsi da ogni evento sociale, o al contrario che si sviluppi la paura a rimaner da soli.
    Alcuni atteggiamenti, a volte istintivi, possono peggiorare la situazione come ad esempio fingere di star bene. Infatti è sempre meglio dichiarare il proprio stato emotivo e concentrarsi sulla propria emotività.
    Possiamo invece adottare una serie di comportamenti ed atteggiamenti che possono aiutarci sia nella quotidianità sia durante la crisi:
  1. Imparare ad accettare l’attacco di panico a e Insonnia) possono momentaneamente tamponare la situazione

    Questo è l’atteggiamento più corretto poiché nessuno di noi è in grado di fermarlo con la sola forza di volontà. Quindi è importante capire, riconoscere i segnali e poter gestirli al meglio, magari ripetendo delle frasi che per noi abbiano un potere rilassante;
  2. Respirare con ritmo lento e limitando l’iperventilazione

    In molti casi nella fase acuta i si scatenano reazioni respiratorie simili a quelle indotte dall’iperventilazione. E’ fondamentale avere una respirazione diaframmatica cioè un respiro in cui l’aria viene fatta andare nella parte bassa dei polmoni con un ritmo lento;
  3. Restate calmi e cercate di mantenere il controllo

    Cercando il più possibile di rilassare le parti del corpo che si contraggono maggiormente. Tendenzialmente vengono coinvolti mani, piedi e collo.
  4. Avere consapevolezza di ciò che è accaduto

    Rivivere il ricordo dell’attacco di panico nei luoghi dove si è verificato a volte può essere molto difficile. Bisogna affrontare la propria paura in maniera graduale, cercando di ritornare lì dove tutto è accaduto.
  5. I rimedi naturali per gli attacchi di panico

    Per prevenire e contrastare i sintomi degli attacchi di panico possono aiutarci alcuni validi rimedi che la natura ci offre, come ad esempio: ricorrendo all’omeopatia, utilizzando oli essenziali o fiori di Bach.
  6. Mantenere una corretta alimentazione

    L’ipoglicemia è una delle prime cause fisiologiche dell’attacco di panico, per questo motivo è importante mantenere il livello glicemico costante durate tutto il giorno. Alimenti ricchi di cereali integrali possono aiutarci grazie alla presenza delle fibre, inoltre sono una valida alternativa alla pasta e al pane bianco.
  1. Tutti gli zuccheri bianchi, dolcificanti e succhi di frutta confezionati sono da evitare poiché favoriscono gli sbalzi glicemici quindi bisogna quindi prediligere gli zuccheri grezzi e il miele. Anche gli insaccati, le carni rosse e la carne di maiale andrebbero eliminati insieme a tutte quelle sostanze che stimolano il sistema nervoso come caffè, cioccolato e tè. Ottimale sarebbe abbinare ad ogni pasto i carboidrati derivati da cereali integrali, alimenti proteici, frutta e verdura a volontà.
  2. L’utilizzo degli oli essenziali

    L’olio essenziale di Camomilla se inalato è in grado di calmare le persone colleriche e impulsive e soprattutto placagli attacchi di panico. E’ in grado di favorire l’equilibrio interiore e la sua azione antispasmodica favorisce il rilassamento della muscolatura tesa. La sua azione calmante è in grado di aiutare persone colleriche e impulsive a non reagire in modo esagerato rispetto al contesto. Favorisce l’equilibrio interiore; aiuta ad elaborare le esperienze sia fisiche che psichiche. Le sue proprietà lo rendono particolarmente indicato anche in caso di stress, agitazione, mal di testa, insonnia, le crisi di ansia e disturbi del sonno dei bambini.
    L’olio essenziale di Melissa ha una forte azione sul sistema nervoso quindi è particolarmente indicata per chi soffre di attacchi di panico associati a nervosismo ricorrente. Unendo qualche goccia di olio essenziale di menta o di limone possiamo potenziare il suo effetto e creare una miscela in grado di far tornare il buon umore.
  1. I Fiori di Bach contro ansia e stress

    In questo caso l’attacco di panico viene visto come una risposta dell’organismo ad una problematica emotiva e interiore profonda. Per questo motivo consiglio di affidarsi ad un floriterapeuta in grado di scegliere il/i fiore più appropriato a quella che è la vostra vita emotiva del momento. Invece per placare l’attacco di panico nella fase acuta si può utilizzare il Rescue Remedy che darà un effetto calmante istantaneo, agendo a livello sintomatico. Il suo utilizzo è semplice, bisogna mettere in un bicchiere d’acqua 4 gocce di Rescue Remedy sorseggiando il tutto lentamente, fino a quando ci si sente più tranquilli. L’altra alternativa è l’associazione di Rock Rose e Cherry Plum mettendone 2 gocce per ciascuno in un bicchiere d’acqua.
  1. La passiflora per i disturbi d’ansia

    La passiflora solitamente viene utilizzata sia per i disturbi di origine nervosa che per i dolori di stomaco e intestino, in particolar modo per calmare crampi gastrici e palpitazioni intense. I fiori e le foglie di questa pianta possono addirittura essere una valida alternativa naturale ai farmaci ansiolitici senza creare alcuna dipendenza. Nel caso in cui ci troviamo in un periodo in cui la mente lavora troppo portandoci ad uno stato di angoscia che turba il sonno, possiamo assumerla la sera prima di andare a dormire in modo da diminuire l’eccitamento nervoso sfruttando il suo potere sedativo.
  1. La melissa contro lo stress

    La melissa è in grado di frenare i sintomi dell’attacco di panico grazie alla sua azione sedativa e ci aiuta a rendere l’organismo più resistente alle fonti di stress. E’ fondamentale non esagerare con le dosi (600mg) per non rischiare di avere l’effetto opposto. Tendenzialmente viene associata ad altre erbe calmanti per potenziarne la sua efficacia. Alcune di queste solitamente sono la valeriana o la camomilla.
  1. Il biancospino per irritabilità

    Il biancospino è un supporto fondamentale per l’attacco di panico ed è in grado di placare l’ansia e l’irritabilità che ne consegue. Le sue proprietà lo rendono particolarmente indicato per i soggetti fortemente emotivi, proprio perché è in grado di controllare la sindrome ansiosa. Nel caso in cui all’attacco di panico seguano palpitazioni, l’utilizzo del biancospino potrà aiutarci a ridurre la frequenza cardiaca riportandola ai normali livelli.

tratto da sapereeundovere.com

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martedì 3 gennaio 2017

Nokia, “ritorno al passato”: sta per uscire l’erede del mitico 3310




Siete sempre lì a guardare il display del vostro smartphone: chattate, navigate, fate acquisti eppure, se siete nati negli anni ’80, c’è una parte in fondo al vostro cuore che, soprattutto quando dovete fare i conti con le batterie di oggi, rivolgete il vostro pensiero con nostalgia al mitico Nokia 3310; un cellulare talmente epico da essere divenuto protagonista di migliaia meme ed essere divenuto sul vocabolario sinonimo di ‘indistruttibilità’.




Allora c’è una cosa che dovete sapere: i cellulari a marchio Nokia stanno per tornare sul mercato e per il loro ritorno in grande stile hanno deciso di farlo con un cellulare ‘old style’, discendente diretto del mitico 3310.
Si chiamerà Nokia 150: display da 2,4 pollici a bassa risoluzione, tastiera analogica, radio FM integrata; le uniche concessione alla (semi) tecnologia&modernità saranno un lettore MP3, supporto alle schede microSD e una fotocamera con flash LED. Il prezzo consigliato? 26 dollari. Come anticipato, il brand Nokia tornerà infatti a campeggiare anche sugli smartphone a partire dal 2017; per conoscere gli sviluppi di questa storia parallela occorrerà dunque attendere l’anno prossimo.
Parlavamo all’inizio delle batterie non proprio longeve degli attuali smartphone; ecco la batteria integrata del Nokia 150 garantirà un’autonomia fino a 22 ore in conversazione e fino a 31 giorni in standby e soprattutto SIi, conterrà Snake e Space impact: ci state già facendo un pensierino?

Grecia: i pazienti muoiono, ma lo Stato non ha soldi. Grazie austerity!



La Grecia è ormai al collasso e la permanenza nell’Euro sta portando la nazione sull’orlo del baratro. Mancano i soldi anche per le analisi del sangue e i pazienti muoiono per interventi di routine.

L’austerity ha ormai messo in ginocchio la Grecia, che da anni arranca e cerca di non cadere nel baratro di disperazione da cui non riesce ad uscire. La crisi non accenna a rallentare e le finanze pubbliche sono ormai ridotte all’osso.
Dopo sette anni di politiche di austerity anche gli ospedali arrivano al collasso e le strutture sanitarie non hanno più soldi.
L’inchiesta svolta del The Guardian mostra chiaramente come la Grecia sia ormai alla disperazione, causata da politiche economiche errate. Le strategie di austerità non hanno infatti funzionato, portando invece il paese a dover sopportare una crisi profonda.
Crisi che adesso intacca anche il sistema sanitario e potrebbe portare a tremende ripercussioni per il Paese: l’aumento della mortalità.
La situazione sembra infatti ad un punto di non ritorno e le strutture sanitarie non sembrano avere i mezzi, né finanziari né di altro genere, dal momento che nelle strutture si cominciano ad avere carenze di personale, macchinari e attrezzatura.
Una situazione che sta portando la Grecia a diventare più vicina ad un paese del terzo mondo, invece che ad un Paese europeo. Nel caso in cui non si riuscisse a trovare una soluzione le ripercussioni potrebbero essere pesanti e a farne le spese sarebbero solo i cittadini.
Ecco cosa emerge dalle ricerche svolte dal The Guardian, che ci mostra uno spaccato inquietante.

L’austerità in Grecia non conosce tregua

Nel 3.200 a.C. in Grecia sorge il primo insediamento civilizzato nella storia europea, si cominciano a sviluppare le prime tipologie di arte e codificazione della cultura. Nel 3.200 a.C. insieme alla Grecia nasceva la cultura e l’umanità si cominciava ad innalzare dal suo stato bestiale, divenendo così uomo.
Nel 2017 la Grecia è invece un Paese sottosviluppato, dove le persone muoiono perché i soldi per la spesa sanitaria sono stati tagliati. L’Euro e le politiche di austerità sono riuscite in ciò che nessun altro popolo barbaro è riuscito ad attuare: distruggere la culla della cultura antica e moderna.
I dati che emergono sulla sanità in Grecia sono infatti agghiaccianti e ci mostrano un paese distrutto dalla crisi. La spesa sanitaria negli ultimi anni è stata diminuita a tal punto che ora è 1/3 per abitante, rispetto all’inizio della crisi.
In Grecia si muore per l’austerity e non è un modo di dire, ma una dichiarazione che arriva da Michalis Giannakos, direttore della Panhellenic Federation of Public Hospital Employees.
Giannakos afferma che ormai negli ospedali della Grecia si muore (dice testualmente al The Guardian, “Our hospitals have become danger zones”.), perché non ci sono i mezzi per curare chi si ammala.
I pazienti potrebbero essere curati, ma mancando il personale, le attrezzature e i medicinali non si può fare nulla.
Le condizioni igenico sanitarie cominciano così a risentire della situazione e i dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control mostrano uno sfacelo senza precedenti:
  • 10% dei pazienti negli ospedali greci rischia di contratte infezioni;
  • le morti per infezioni di questo tipo si stima abbiano ucciso 3.000 pazienti nell’ultimo periodo.
Un disastro che viene confermato anche da Giannakos,che riporta una situazione al limite dell’assurdo. Ogni 40 pazienti c’è un infermiere, i reparti di terapia intensiva continuano a perdere letti, arrivando a tagli 150 posti rispetto al 2011.
In Grecia si comincia così a morire per gli interventi di routine.
Giannakos, alle colonne del The Guardian, spiega come la settimana precedente una donna sia morta dopo un semplice intervento ad una gamba. L’infezione contratta in ospedale è stata infatti la causa del decesso.

Sulla sanità greca pesa la crisi e l’austerity

Le infezioni sono ormai all’ordine del giorno, mostrando una situazione che non si riscontra neanche negli ospedali da campo. Nelle strutture manca spesso il sapone antisettico, quindi i medici non possono lavarsi prima dell’intervento, ma anche se ci fosse il carico di lavoro non lo permetterebbe.
I pochi medici hanno infatti così tanti impegni che non hanno il tempo per lavarsi e spesso iniziano le operazioni senza averlo fatto.
Lo stesso avviene per la preparazione delle camere, dove più pazienti passano per lo stesso letto, senza che vengano cambiate le lenzuola. Una situazione che porta a contrarre infezioni e all’aumento del tasso di mortalità.
Nessun paese in Europa ha subito una pressione fiscale e una stretta alle finanze pubbliche come quella che è avvenuta in Grecia. Per i 300 miliardi che sono arrivati dal fondo salva stati le ripercussioni sono state tremende:
  • taglio della produzione del 25%;
  • corrosivi tagli alla spesa pubblica;
  • 25.000 licenziamenti solo nella sanità pubblica;
  • spesa sanitaria che passa dal 9.9% del Pil all’attuale 4.7%.
Oltre 2.5 milioni di Greci si trova così senza assistenza sanitaria e a doversi rivolgere alle strutture private per le più semplici analisi. Molti ospedali non effettuano più le analisi del sangue, dal momento che i testi di laboratorio sono troppo costosi. 
La maggior parte delle macchine per le radiografiche e le tac non hanno i pezzi di ricambio e non possono esser quindi utilizzate.
La sanità pubblica, dice Yiannis Papadatos, dottore intervistato dal The Guardian, si regge in piedi grazie alle donazioni. La maggior parte delle macchine sono infatti state donate, il personale lavora spesso senza essere pagato per le sue ore di straordinario e la sanità pubblica procede, sebbene con molti problemi, grazie ai soldi di benefattori e privati.

Sistema sanitario greco: il peggio deve ancora venire

La crisi peggiore sembra però ancora da affrontare, dal momento che a breve mancheranno gli specialisti. Il paese non ha opportunità per i giovani medici, che si trovano costretti ad emigrare, andando in Gran Bretagna o in Germania.
I giovani laureati non hanno prospettive di crescita né nel settore pubblico né nel privato e così emigrano. Ciò negli anni porta ad un impoverimento senza precedenti, ad una mancanza estrema di risorse e nuovi studenti.
Il sistema sanitario della Grecia potrebbe quindi ben presto arrivare al collasso totale, non solo per la carenza di mezzi.
Fonte: forexinfo.it