martedì 21 giugno 2016

I Robots iniziano a sostituire le persone





Un successo per il sistema globalizzato del grande capitale: I Robots iniziano a sostituire le persone


Altro che Jobs Act e riforme della normativa sul lavoro, lavoratori e sindacati diventeranno perfettamente inutili.
Il peggior incubo dei lavoratori diventa realtà: essere sostituiti dai robots. Gli esempi sono in rapido aumento.L’impresa Foxconn, che produce la grande maggioranza degli articoli commercializzati sotto il marchio Apple e Samsung, ha già sostituito dai 60.000 ai 110.000 operai con i robots, che significa la metà delle sue maestranze. La finalità è quella di ridurre la mano d’opera e risparmiare sui costi di produzione.
Un docente di economia politica dell’Università del paese Basco, Joaquín Arriola, indica che, nella produzione orentata al mercato non sono rilevanti soltanto i costi di produzione ma anche gli utili che si ottengono e questi si realizzano in funzione delle vendite.
Arriola segnala che, se si verifica una sostituzione di massa dei lavoratori dalle macchine, e questi lavoratori non trovano un lavoro in altri settori, allora ci sarà un problema di domanda effettiva che andrà dismettere quello che si è prodotto negli ultimi 20 anni del secolo passato, e che va a dare luogo alle teorie del Keines sulla domanda effettiva e sulla necessità dello Stato di generare quello che il mercato è incapace di fornire, ovvero la domanda solvibile.
In fondo, aggiunge l’economista, quello che si trova al fondo della discussione è l’enorme incremento della produttività che si sta verificando e che si prevede che si andrà accelerando nei prossimi anni, il problema sta nel come si andrà a ripartire. Un problema di distribuzione e non tanto di occupazione e di tempi di lavoro, quello che si cela dietro il dibattito, ritiene Arriola.
L’impresa Foxconn, famosa per le condizioni di lavoro di schiavitù che hanno provocato suicidi di massa, in una sola mossa sembra aver voluto prendere due piccioni con un solo colpo.
Questa tendenza di robotizzare i posti di lavoro non fa altro che crescere. Xu Yulian, direttore di pubblicità della Foxconn per la zona di Kunshan, lo ha detto chiaramente; “Ci sono sempre di più imprese propense a fare lo stesso”.
Nel frattempo, un vecchio presidente esecutivo della McDonald’s spiega questa tendenza con le cifre: “è più economico comprare un robot per 35.000 dollari che non pagare 15 dollari l’ora per un dipendente inefficace che si occupa di imbustare le patatine fritte”.
A queste opinioni, si sommano quelle del matematico ed economista César Molinas il quale, nel Foro di Retina, celebrato in Spagna, ha dichiarato: “Andrà a sparire l’impiego fisso, che è un concetto ormai del secolo XIX. Come già qualcuno ha detto altre volte: è sicuro che non ci sarà disoccupazione di massa ma nessuno avrà più un posto di lavoro fisso”.
Per Arriola, affermare questo equivale a dire che andrà a sparire il capitalismo. Questo perchè non si può concepire un sistema basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione se non c’è il lavoro.
La sparizione dei posti di lavoro fissi (anticipata dal Job Act in Italia) e la trasformazione nella società della precarietà assoluta, regolata dal mercato globale, a parte dall’essere una proiezione futura, presuppone mettere in questione l’insieme dei principi della vecchia società capitalista, ritiene Joaquín Arriola. Questo avrà delle implicazioni che vanno al di là di quello che molte volte sono in grado di percepire gli stessi teorici che lo affermano.
Le avvertenze sulla perdita dei posti di lavoro causata dall’automazione dei robot, sono state oggetto di dibattito dell’ultimo Foro di Davos di Gennaio. In quel momento gli economisti e gli esperti del Foro Economico Mondiale hanno esaminato il capitolo della “quarta rivoluzione industriale”, per spiegare che, per causa del processo di automatizzazione, saranno in pericolo almeno cinque milioni di posti di lavoro nel mondo da qui al 20120.
Nota:  Alcuni analisti lo avevano predetto ed erano rimasti inascoltati: il  futuro del mondo globalizzato e del mercato dominante, che andrà a soppiantare gli Stati e le comunità, non sarà così roseo come ci viene presentato dai fautori della globalizzazione.  Ci saranno quelli (una esigua minoranza) che si avvantaggeranno di questo processo che permetterà un aumento a dismisura dei profitti delle grandi entità finanziarie e delle grandi corporations, mentre  vi saranno coloro (la grande massa) che subiranno a loro spese le conseguenze di questo processo con perdita dei posti di lavoro, delle garanzie e dei  diritti sociali  e delle certezze.
Le disuguaglianze si accresceranno in forma esponenziale e la elite dominante,  proprietaria dei grandi agglomerati finanziari ed industriali, farà in modo che la gente sia comunque convinta che questo sia “un processo irreversibile” ed un percorso verso il “progresso e la democrazia”.  Un grande inganno di massareso possibile dal controllo dell’apparato mediatico che provvede alla “distrazione” delle popolazioni inebetite dal consumismo e dalle mode.
La globalizzazione dei mercati avanza inesorabilmente verso un sistema di automazione delle produzioni e di espansione dei servizi on line. La figura del lavoratore classico alla catena di produzione è ormai superata. Le grandi corporations industriali (multinazionali) che diventano sempre più preminenti sui mercati, metteranno all’angolo (grazie anche ad accordi come il TTIP) le vecchie produzioni manifatturiere basate su sistemi classici e regolate dall’intervento dei lavoratori. Le produzioni artigianali sono destinate a sparire, il piccolo commercio ed i servizi andranno a scomparire sostituiti dalle grandi strutture, dalle  vendite e dai servizi offerti sul web e i lavoratori si dovranno adattare ai lavori precari e sottopagati. I servizi pubblici saranno sempre più privatizzati ed affidati ad imprese che avranno come finalità  l’efficienza, il profitto e la riduzione dei costi inutili.
Grazie al mercato globalizzato, le fabbriche che ancora necessitano di mano d’opera si andranno a delocalizzare verso i paesi a basso costo di mano d’opera (dal Vietnam alla Cambogia, Filippine, ecc.) e le attività economiche si concentreranno dove i mercati presentano le migliori opportunità di investimento e di utili per le grandi multinazionali.
D’altra parte, se i lavoratori della classe media europea saranno poco propensi ad accettare questa situazione, sono già in arrivo ondate di immigrati dall’Africa e dall’Asia che saranno disponibili come mano d’opera di riserva sotto costo. Questo spiega perchè i governi, al servizio dei potentati finanziarifavoriscono  in modo incontrollato questo afflusso di gente da altri continenti.
Si vivono tempi di grandi cambiamenti ma non tutti si sono accorti di questo visto che il sistema dei media continua ad ingannare le persone con le falsa rappresentazione della realtà.
Nota di Luciano Lago

Fonte: controinformazione.info

Roma e Torino sfrattano Renzi, l’Italia in cerca di un Piano-B



Non c’è ancora un Piano-B, ma intanto vanno bene anche i 5 Stelle per fermare il Pd che mette l’Italia alla frusta in ossequio ai diktat di Bruxelles. “Avviso di sfratto per Renzi”, titolano i giornali dopo i ballottaggi di Roma e Torino: cartellino rosso per la casta di potere allineata all’establishment del rigore europeista. «I verdetti di Roma e Torino raccontano una rivoluzione», scrive Massimo Gramellini sulla “Stampa”. «All’ombra dei volti rassicuranti di due giovani donne, Virginia Raggi e Chiara Appendino, nelle urne è andata in scena la rivolta contro l’Ancien Régime, incarnato proprio da quel Renzi che avrebbe dovuto rottamarlo». A guidarla, c’è «un inedito Terzo Stato, composto dai ceti che lacrisi economica ha indebolito e che l’aristocrazia del centrosinistra ha escluso dalla gestione del potere». Per Giulietto Chiesa, «il fallimento di Renzi è politico, non amministrativo, e le conseguenze saranno lunghe e drammatiche». Nella “rivoluzione” in atto, i 5 Stelle sono indispensabili per abbattere gli yesmen, ma non bastano a costruire un’alternativa credibile per uscire dalla crisi ribaltando i presupposti dell’assetto politico-economico.
Per la prima volta nella storia, annota Gramellini, la rabbia dei romani e dei torinesi si è manifestata attraverso il rifiuto di chiunque avesse un’esperienza pubblica consolidata: «Era tale il disgusto per i professionisti del ramo che l’acerbità delle due Giulietto Chiesasignore Cinquestelle è stata considerata una medaglia al valore». La rivolta esplosa nelle urne «parte dalla pancia e quindi non fa sconti né differenze», né a Roma tra le macerie di Mafia Capitale, né a Torino, dove lo stesso gruppo di interessi «era al potere da troppi decenni e aveva creato un groviglio inestricabile di rapporti amicali e familiari». Il crollo del Muro di Torino, largamente inatteso, fa impressione: i cittadini “licenziano” un vertice trasversale, politico a affaristico, che ha retto per 23 anni l’ex capitale della Fiat, l’unica grande città italiana a non aver conosciuto alternanze, negli ultimi decenni. Un “regime” che si credeva granitico, al punto da ripresentarsi agli elettori con un volto archeologico come quello di Fassino.
Se al ballottaggio arrivano un renzista e un grillino, a vincere è il grillino, scrive ancora Gramellini: «Un’indicazione da brividi per i geni che hanno compicciato la nuova legge elettorale». Gli elettori di Berlusconi e Salvini hanno scelto di premiare «quello tra i due candidati che si collocava a maggiore distanza dall’establishment europeista e finanziario, oggi identificato col renzismo». Ed è questa, conclude l’editorialista, la sentenza clamorosa che le urne consegnano al dibattito politico: «Sorto in opposizione alla Casta, dopo due soli anni di governo il renzismo ha finito per diventarne il simbolo». In altre parole, «è fallito il racconto del giovane politico di professione arrivato da Firenze per bonificare il suo partito e poi l’intero sistema, coniugando l’innovazione con la meritocrazia». Per Grasmellini, la crisi del renzismo ha «una data di implosione ben precisa», cioè la cacciata di Marino, il “marziano a Roma” che era «il simbolo plastico di una diversità politica: quanto di più vicino alla “narrazione” renzista si potesse immaginare. L’averlo cacciato in malo modo, quasi irridendolo come un corpo estraneo, ha Gramellinisimultaneamente appiccicato ai suoi epuratori l’etichetta di Casta 2.0. Ha cioè reso il renzismo uguale a ciò che prometteva di cambiare, almeno agli occhi dell’elettore tradizionale di sinistra».
Negli anni del bipolarismo estremo, l’elettore Pd veniva spinto a votare il candidato indigesto “turandosi il naso”, per sbarrare la strada all’avversario leghista o berlusconiano. Ma Raggi e Appendino «hanno facce e storie che non mettono paura a nessuno e contro di loro non poteva scattare il richiamo della foresta». Sullo sfondo, aggiunge Gramellini, «la crisi economica sta bruciando le carte della politica una dopo l’altra. Ci erano rimasti due jolly: il renzismo e il grillismo. Uno forse ce lo siamo giocati. Rimane l’ultimo, che per fortuna in Italia è sempre il penultimo». Tra quanti invece non hanno mai considerato “un jolly” il premier fiorentino, ma solo l’ultimo cavallo di Troia dei poteri forti, c’è Giulietto Chiesa, che teme che adesso Renzi farà il diavolo a quattro per recuperare il colpo: «Aspettiamoci mosse azzardate e colpi sotto la cintura. Soprattutto nel prossimo referendum di ottobre su Costituzione e Italicum». Il M5S ha raccolto il risultato di questa catastrofe, certo «giovandosi anche dell’assenza di una destra che è ormai anch’essa allo sfacelo». Un sistema di poteresta crollando, ma non c’è ancora un’alternativa praticabile. L’unica certezza è negativa: il quadro politico di ieri non vale più. «Lo stato del paese dice anche che il M5S, da solo, non sarà sufficiente».

Fonte: libreidee.org

Ecco i simboli usati dai ladri sui citofoni per lasciare informazioni ai loro complici



Spesso, distratti da mille pensieri, non si presta attenzione ad osservare dei dettagli che invece risultano essere importanti. Altre volte si nota qualcosa ma, non conoscendone il significato, si lascia correre. Eppure quei segni che spesso si possono osservare accanto al proprio nome sul citofono o campanello, indicano delle nostre abitudini e situazioni quotidiane. I ladri, in vista di un futuro colpo, studiano i movimenti del povero malcapitato e informano i propri complici, quelli che materialmente commetteranno il furto, attraverso dei simboli. 
Il codice usato per informare i complici

I carabinieri di Reggio Calabria hanno diffuso una scheda con i simboli usati dai ladri, dopo che una cittadina aveva segnalato agli stessi una ragazza che apponeva un segno vicino al suo campanello. I carabinieri hanno appurato il significato del segno: casa abitata da donna sola. L'arma ha così realizzato un vademecum di tutti i segni usati dai ladri e i consigli per prevenire furti in appartamento, un "alfabeto dei ladri". I malfattori infatti userebbero fare un sopralluogo, marchiando, poi, con i simboli, cosi da segnalare ai complici se l'abitazione è interessante. Il codice e i diversi segni informano se ci sono persone anziane, più vulnerabili, donne sole, fasce orarie, se presente un cane, ecc...
Eccolo:

Ecco alcuni accorgimenti utili per prevenire spiacevoli situazioni:
non aprite il portone o il cancello se non sapete chi è;
cercate di conoscere i vostri vicini;
non mettete a conoscenza tutte le persone dei vostri spostamenti;
non pubblicate sui social foto che mostrano una vostra prolungata assenza;
se abitate da soli, non comunicatelo a tutti;
se vi assentate, lasciate le luci accese dell'ingresso e possibilmente di una camera;
sulla segreteria telefonica registrate il messaggio al plurale "siamo momentaneamente assenti"...
conservate con cura le fotocopie di documenti;
non nascondete oggetti di valore nei "soliti" posti, quali armadi, cassetti, vestiti, quadri, vasi,ecc...

Informatitalia


lunedì 20 giugno 2016

Diabete: ultili informazioni, trattamenti e ricette



Informazioni utili, trattamenti naturali e alcune dolci ricette da gustare
Il Diabete affrontato da ben 4 punti differenti, con consigli per non rinunciare alla dolcezza della vita!

Nel mondo, ogni 10 secondi una persona muore per cause legate al diabete e altre due si ammalano. Questi dati ufficiali sono di per sé già molto preoccupanti ma diventano inquietanti per ciò che potrà accadere nei prossimi decenni.
È naturale quindi porsi delle domande per comprendere cosa sta accadendo al mondo occidentale invaso dal diabete e dalle cosiddette malattie cronico-degenerative. Il "Bollettino dell'Accademia di Medicina di New York" ("Bulletin of the New York Academy of Medicine", September, 1933. Dottor Herman O. Mosenthal), riporta i dati ufficiali dal 1871 al 1932: "... per le persone di entrambi i sessi, il tasso di mortalità del diabete a New York è passato dal 2,1 per 100.000 abitanti nel 1866, a 29,2 nel 1932". Il numero totale delle morti "é aumentato da 15 nel 1866 a 2.116 nel 1932".
Da qualche caso sporadico, all'inizio del secolo scorso, il diabete è diventato una vera e propria pandemia che interessa oltre 360 milioni di persone: come mai?
Cos'è successo in poco meno di un secolo? Per quale motivo, nonostante gli enormi progressi scientifici della medicina, il diabete continua a crescere inesorabile? Infine, la domanda forse più importante: si può guarire dal diabete?
Questo libro cerca di dare una risposta in merito, studiando il diabete da quattro punti di vista differenti:
  • medicina ufficiale,
  • medicina naturale,
  • Igienismo,
  • Nuova Medicina Germanica.
Indice
Introduzione - a cura della dott.sa Chiara Vassalli
  1. Visione della medicina allopatica
  2. Diabete secondo la visione della Medicina Naturale
  3. Diabete secondo la visione dell'lgiene Naturale
  4. Diabete secondo la visione della Nuova Medicina Germanica
  5. Diabete secondo la visione della Scienza dello Spirito
  6. Conclusioni
  7. Testimonianze di persone guarite dal diabete
  8. Dolci ricette
  9. Bibliografia di approfondimento
Acquista subito il libro:
Diabete - Libro
Autore: Marcello Pamio
Fonte: ecplanet.com

TERRORISMO: UNA FONTE DI BUGIE E INGANNI



DI CHRISTOPHER  BLACK 

journal-neo.org

Come sta andando la vostra guerra al "terrorismo”? Io non sto facendo un granché dato che non ho idea di chi sia il nemico. Come il comico afroamericano Dick Gregory il quale, sentendo che il presidente Johnson aveva dichiarato guerra alla povertà, era corso in strada con una bomba a mano da lanciare contro qualche poveretto. Allo stesso modo io non ho idea di chi sia il vero nemico, verso chi lanciare una granata. E questo mi fa riflettere.

Ci è stato detto, in tutto il mondo, da ogni governo, che siamo di fronte a una "guerra contro il terrorismo". Ma il terrorismo è un'azione, una tattica, una strategia.


E 'un metodo e non una persona, un gruppo, un paese. Come può esistere una guerra contro un metodo di guerra? 
Vogliono farci  lottare contro un metodo senza permetterci di chiedere mai perché o contro chi dovremmo lottare. Ciò non sembra avere più importanza. Ci dicono di non interessarci al motivo per cui succede qualcosa, ma solo al modo in cui succede.

Ammettiamolo, gli americani, con tutte le capacità creative di Madison Avenue, sono riusciti a farci usare una frase che George Bush aveva precedentemente utilizzato nel 2001, dopo lo strano evento di New York, che ha tutte le caratteristiche di un attacco di Stato verso la propria popolazione per giustificare le invasioni in Afghanistan e poi in Iraq.
E 'diventato un eufemismo e una giustificazione per tutte le guerre che hanno intrapreso da allora. Le persone non hanno bisogno di sapere il motivo per cui esistono i "terroristi", o chi sono e ciò che li motiva, o addirittura se esistono davvero, perché si tratta semplicemente di "terroristi".


A volte la guerra è contro un "regime" che sta "terrorizzando" il proprio popolo, stando a quanto dice la “mafia della responsabilità di proteggere” che fa da coro ai principali attori in questo teatro, come è stato fatto per la Jugoslavia e la Libia; altre volte è contro un regime che "terrorizza il mondo", come abbiamo visto con l'Iraq. Altre volte ancora la guerra è una guerra fasulla contro "terroristi" che sono in realtà forze mercenarie che combattono per gli USA ed i loro alleati. Lo vediamo in Siria. Lo abbiamo visto in passato contro la Russia. Il risultato è lo stesso.

Quando gli americani dicono che stanno combattendo i "terroristi" in Iraq, in realtà significa che stanno combattendo la resistenza alla loro invasione e alla loro occupazione.
Quando fanno la stessa cosa in Afghanistan, vale la stessa scusa: stanno combattendo una resistenza nazionale. I russi, quando dicono che stanno combattendo il "terrorismo" in Siria, sanno che in realtà stanno combattendo gli Stati Uniti, i loro alleati e le forze che combattono per loro procura (proxy forces).

Gli attentati e le sparatorie in Europa, Asia, Stati Uniti e Russia sono tutti collegati alla guerra reale che viene condotta dagli Stati Uniti contro il mondo che vuole controllare. E può essere descritta ancor meglio come una guerra di terrore condotta da parte degli Stati Uniti e dei loro stati vassalli contro il resto di noi.


La guerra al terrorismo è, infatti, la guerra americana contro il mondo. Non è forse questo ciò a cui  stiamo assistendo, da parte degli Stati Uniti nei confronti dell'America Latina, dell'Africa, dell'Europa, dell'Asia? Guerre non-stop dalla fine della seconda guerra mondiale. Si può anche dire che la seconda guerra mondiale non ha mai avuto una vera fine. E' passata attraverso diverse fasi. Dalla sconfitta dell'impero tedesco e di quello giapponese nel 1945, alla guerra da parte dello stato corporativo americano contro tutti i governi socialisti (e a favore dei lavoratori) in tutto il mondo e contro qualsiasi paese, anche di orientamento capitalistico, che richiedeva o richiede un prezzo equo per le sue risorse o che non vuole obbedire agli ordini di Washington.


Gli atti di terrorismo da parte di elementi che agiscono per procura degli Stati Uniti (proxy elements) e le forze in Siria e in Ucraina, per esempio, sono un tipo di guerra che si può definire ibrida. Un tipo di guerra usata sia contro il paese preso di mira (per esempio la Siria, la Libia e la Russia) sia contro il proprio popolo e le popolazioni dei governi alleati, attraverso la propaganda necessaria per ottenere il loro sostegno a favore  di quelle stesse guerre delle quali sono anche le prime vittime. In altre parole, fanno in modo che le persone si taglino la gola da sole.

Il risultato è lo stesso: nuove leggi sulla sicurezza e sorveglianza opprimenti; l'aumentare delle richieste affinché si combattano delle guerre in Medio Oriente. L'uso di leggi di emergenza, come in Francia, che viene utilizzato per terrorizzare i lavoratori, minacciando condizioni di lavoro più dure a fronte di riduzioni della paga e a favore dell'aumento del profitto da parte degli industriali.
Non è forse una forma di terrorismo, di terrorismo di classe?


Ogni serie di "attentati terroristici" da Londra a Madrid, a Parigi e a Boston,  di sparatorie in cui i cosiddetti terroristi, invece di venire arrestati, finiscono per venire sempre uccisi (e in cui sembra che tutti i presunti aggressori abbiano qualche connessione con i servizi di intelligence dei paesi coinvolti), e di attacchi che spesso si verificano in concomitanza a periodi in cui la polizia sta conducendo esercitazioni "anti-terrorismo", fanno sì che molte persone si domandino se questi eventi siano organizzati dagli stati in prima persona o se ,quelli che chiaramente non lo sono, si avvalgano anche dell'operato dei servizi di intelligence di stato, come per il famoso attentato a Bologna, in Italia; l'attacco eseguito  dall'organizzazione incaricata dell'Operazione Gladio è stato un lavoro dei servizi segreti di stato per screditare la sinistra.

Le forze alimentate in Europa orientale dalla NATO che minacciano la Russia, non sono forse un tentativo di terrorizzare il popolo russo?
La concentrazione di forze americane intorno alla Cina, non è forse un tentativo di terrorizzare il popolo cinese con la minaccia di una guerra a meno che non si pieghi al presidente americano?


Il rinnovamento americano del proprio arsenale nucleare, la promessa britannica di fare lo stesso, le continue minacce di guerra mondiale provenienti dalle sudicie bocche della leadership in decomposizione durante la campagna presidenziale americana, le bugie e le distorsioni propagate dai mass-media occidentali alla propria popolazione per intimorirla al punto tale da aver paura della sua stessa ombra, non sono forse atti di terrorismo contro il popolo di tutto il mondo?


L'uso della parola "terrorismo" non dice nulla. Non contiene alcuna informazione utile che possa  condurre ad una comprensione degli eventi e delle circostanze. Si tratta di una parola usata per drogare la mente, paralizzare il pensiero, fiaccare la volontà. La lingua è un importante strumento di controllo delle persone. Accettare il linguaggio della propaganda usata dai poteri che vogliono controllarci significa arrendersi completamente ad essi perché, una volta che lo facciamo, perdiamo la capacità di pensare razionalmente, di analizzare, di mettere in discussione, di pensare per noi stessi.


Infine, il terrore è un'azione che viene utilizzata da coloro che non possono ottenere quello che vogliono legittimamente. Singoli atti di terrore, svolti da un terrorista solitario o da un piccolo gruppo, avvengono perché non hanno altro potere politico se non quello di cercare di spaventare la popolazione. Ma gli atti di terrorismo effettuati da quelle fazioni della società che detengono il potere statale dimostrano la consapevolezza di porsi obiettivi e utilizzare metodi criminali.
Questo è il motivo per cui devono ricorrere al terrorismo nei confronti della propria popolazione, per mantenere il controllo ed il dominio. E questo è lo stato delle cose a cui il mondo è stato ridotto dopo un secolo di guerra, a cominciare dalla “grande guerra”, la prima guerra mondiale, attraverso la seconda e la terza, eufemisticamente chiamata guerra fredda, e adesso la quarta, e finale, guerra, ora in corso, cominciata con il bombardamento terroristico, targato NATO, della Jugoslavia.

Se vogliamo eliminare il terrorismo in questo mondo, allora dobbiamo eliminare le condizioni che portano al potere coloro che sono disposti ad usare il terrorismo per governare.
Negli Stati Uniti, una rivoluzione democratica avrebbe dovuto aver luogo, ma la folla disorganizzata che è ora il popolo americano è più facilmente influenzata dai demagoghi del fascismo, come Donald Trump o Hillary Clinton, che da idee di giustizia sociale ed economica.

La situazione è preoccupante e sempre più oscura, giorno dopo giorno, con l'aumento della violenza, con i droni che assassinano a distanza, con il diritto internazionale fatto a brandelli, con il clima che continua a riscaldarsi e cambiare senza che vi sia un reale tentativo di porre fine a tali mutamenti, con la vita quotidiana sempre più precaria ogni giorno che passa.


Forse qualcuno là fuori ha la risposta a tutto questo. Io no. Ma non la troveremo, neanche la cercheremo, fino a che non cominceremo a chiamare le cose con il loro nome, e non "terrorismo”, fino a che non ridefiniremo i termini che utilizziamo e cominceremo a parlarci l'un l'altro in maniera reale, veritiera, invece di essere intrappolati nella matrice di menzogne e inganni che definisce il mondo moderno.



Christopher Black è un avvocato penalista internazionale che vive a Toronto, è un membro della Law Society of Upper Canada ed è conosciuto per una serie di casi di alto profilo riguardanti i diritti umani e i crimini di guerra, in particolare per la rivista online “New Eastern Outlook”.
Fonte: http://journal-neo.org
Link: 
http://journal-neo.org/2016/06/17/terrorism-a-matrix-of-lies-and-deceit/
1706.2016

Scelto e tradotto per www.comedonchiscioitte.org da DESASTRADO 



Fonte: comedonchisciotte.org

FUKUSHIMA: PEGGIO DI UN DISASTRO



DI ROBERT HUNZIKER
counterpunch.org


I disastri possono essere bonificati.
Naohiro Masuda, capo della commissione TEPCO per lo smantellamento dell’impianto nucleare di Fukushima Diiachi, ha finalmente annunciato in pubblico e “ufficialmente” che 600 tonnellate di nocciolo fuso o corium , risultano mancanti dal sito. (Operatore dell’impianto di Fukushima afferma che 600 tn di nocciolo fuso sono sparite, Epoch Times, May 24, 2016).
Come la mettiamo adesso?

Secondo Gregory Jackzo, ex capo della Commissione normativa per il nucleare USA (NRC), non è verosimile che il combustibile venga mai recuperato. “Nessuno a questo punto sa veramente dove si trovi il combustibile, e questo combustibile è ancora radioattivo e lo sarà per molto tempo”.
Gran parte del problema è che nessuno ha esperienza con un tipo di fusione del nocciolo come quello di Fukushima, che appare ora essere fuso al 100%, e probabilmente è sprofondato nel sottosuolo, ma nessuno lo sa con certezza.

Quello che succederà è come un viaggio in una zona d’ombra.
“La fissione del tutto incontrollabile dell’insieme del nucleo fuso di combustibile prosegue da qualche parte sotto i resti dell’impianto. “E’ fondamentale recuperarla quanto prima”, ha riconosciuto Masuda, ammettendo che il Giappone non possiede ancora la tecnologia per estrarre il combustibile fuso.” (Il responsabile della bonifica rivela di 600 tonnellate di combustibile fuso di Fukushima non ancora recuperate RT 24 maggio 2016).

La fissione nucleare si ha quando gli atomi vengono scissi in componenti più piccole. Negli ordigni nucleari, la fissione avviene in un tempo rapidissimo, innescando una potente esplosione, mentre in un reattore nucleare, la fissione avviene in modo graduale, per produrre calore, il quale viene convogliato per riscaldare dell’acqua che muove delle turbine al fine di produrre elettricità.
Alla fine, uno può far bollire dell’acqua sfregando due bastoncini, ma la nostra società oggi non ha pazienza, il che implica l’accettare i rischi di un balzo in avanti. Benvenuti in un mondo alterato.
Anche se il team di di bonifica guidato da Masuda trovasse le 600 tonnellate mancanti, esse sarebbero così altamente radioattive che i lavoratori non potrebbero avvicinarsi abbastanza da ispezionare le aree vicine; occorrerebbe quindi costruire nei paraggi la tecnologia necessaria per estrarle… e dopo? Solo ipotesi. E’ ciò a cui la società contemporanea ci ha ridotto..ipotesi. Buttiamo via i bastoncini da sfregare e costruiamo un colosso mostruoso che costa miliardi, e quando va male, indoviniamo cosa succederà. Cosa c’è che non va in questa rappresentazione? Beh per cominciare, nessuno sa cosa fare quando tutta questa roba verrà fuori.
Essi non hanno la tecnologia per estrarlo!
Nel 1986, un team di tecnici russi ha individuato il nucleo fuso del reattore dell’impianto nucleare di Chernobyl nel piano più basso dell’impianto. Nonostante abbiano sacrificato 30 lavoratori nell’opera, essi sono riuscito a contenere il nocciolo abbastanza da non contaminare il terreno, forse.
Durante il lavoro di contenimento a Chernobyl, una camera robot improvvisata è stata utilizzata per fotografare il mostro, il nocciolo fuso, soprannominato “il piede d’elefante”. Trenta anni dopo questo fatto, il “piede d’elefante” è ancora letale.
Paragonando Chernobyl a Fukushima, abbiamo radiazioni straordinariamente alte e robot distrutti al primo colpo dopo essere stati mandati nella chiglia di contenimento di Fukushima. Come i Dalek in Doctor Who.
Mentre a Chernobyl, trent’anni dopo l’incidente, è stata trovata una soluzione per la minaccia sociale del “piede d’elefante”, riguardo a Fukushima, vanno prima di tutto localizzate le 600 tonnellate di materiale radioattivo. Potrebbe essere un compito impossibile. Allora ?
“Trent’anni dopo l’incidente nucleare di Chernobyl, c’è ancora una minaccia significativa di radiazioni dai resti pericolanti del Reattore 4. Ma è stata costruita una super struttura innovativa da 1,5 miliardi di dollari per prevenire ulteriori fughe, dando così una ricercata soluzione ingegneristica a uno dei peggiori disastri della storia” Claire Corkhill, PhD, Università di Sheffield, Un nuovo sarcofago renderà sicuro il sito di Chernobyl per i prossimi 100 anni, Phys.Org , 22 Aprile, 2016.
E’ successo che il vecchio e pericolante sarcofago di chernobyl è stato sostituito da uno scudo d’acciaio nuovo di zecca. “grazie al sarcofago, l’80% del materiale radioattivo originale lasciato dopo la fusione resta nel reattore. Se fosse crollato, parte del nocciolo fuso, un materiale simile alla lava chiamatocorium , sarebbe stato spinto fuori nell’area circostante in una nuvola di polvere, in un mix di vapore e altamente radioattivo e di particelle fini disperse nel vento. Le sostanze critiche in questo mix sono lo iodio-131, correlato al cancro alla tiroide, e il cesio-137, che può essere assorbito dal corpo, con effetti che vanno dalla sindrome da radiazione alla morte a seconda della quantità inalata o ingerita.” Ibid.
“Il piede d’elefante potrebbe essere il rifiuto tossico più pericoloso al mondo” (Il caos caldo di Chernobyl, “il piede d’elefante” è ancora letale, Nautilus, Science Connect, 4 Dicembre 2013). E’ una massa informe altamente radioattiva, che non morirà o decadrà. Questa potrebbe essere una tipica sceneggiatura da Doctor Who! Là stanno il ventre molle, la vulnerabilità ed i rischi connessi all’utilizzo dell’energia nucleare per gli usi quotidiani, oppure si potrebbero utilizzare il vento ed il sole. Essi non sono radioattivi e sono sempre più veloci dello sfregare i bastoncini.
Fukushima è grande tre volte Chernobyl, forse più, tuttavia, in questo caso c’è la netta possibilità che il suo nocciolo incandescente abbia cominciato a sprofondare sottoterra. Dopo, lasciate correre la vostra immaginazione perché nessuno ha un’idea di come andrà a finire, se mai finirà!
Ma Einstein sapeva. Qui una sua famosa citazione: “ La forza liberata dall’atomo ha cambiato ogni cosa eccetto il nostro modo di pensare, e perciò andiamo alla deriva verso catastrofi senza pari.”
Alla fine ci siamo arrivati!
Gregory Jackzo, ex capo della NRC, riflette sulla sicurezza dell’energia nucleare: “Dovete ora accettare il fatto che in tutti gli impianti nucleari, ovunque siano nel mondo…che questo tipo di incidenti catastrofici possono accadere, e può essere rilasciata una quantità significativa di radiazioni tale da avere a che fare con un’opera di bonifica lunga decenni” (Epoch Times).
Guardando ad un futuro vicino, la questione rimane: Dove sarà il nocciolo incandescente quando ci saranno le olimpiadi di Tokyo nel 2020?
Nessuno lo sa!
Ancora, il Primo Ministro Abe ha dichiarato al comitato olimpico di selezione che Fukushima era “sotto controllo”.
“Questo dibattito lo ha perseguitato fin dal discorso del 7 Settembre al comitato olimpico internazionale, quando disse che il disastro nucleare era “sotto controllo”. Il giorno seguente, Tokyo si è aggiudicata la candidatura per i giochi olimpici del 2020” (Tsuyoshi inajima e Yuriy Humber, Il discorso olimpico di Abe su Fukushima contraddice il progetto per l’impianto nuceare, Bloomberg, 23 Ottobre, 2013).
“Le autorità francesi indagano su una transazione da 2 milioni di dollari ad una compagnia legata al figlio dell’ex capo dell’atletica mondiale Lamine Diack che si sospetta essere legata al successo giapponese nella candidatura ai giochi Olimpici del 2020” (Le olimpiadi di Tokyo messe in discussione mentre l’accusa indaga su transazione da 2 milioni, 12 Maggio 2016).
Il Giappone si è aggiudicato le Olimpiadi del 2020 con un budget di 5 miliardi, che risulta sorprendentemente basso, visti i precedenti. Per la cronaca, il budget della rivale Istanbul era di circa 20 Miliardi di dollari, un impegno più realistico per un evento mondiale di importanza tale.
Perciò, con tutto questo in ballo, uno deve chiedersi se scatterà la famigerata legge sulla secretazione del primo ministro Abe; in altre parole: ci sarà un qualche tipo di ostacolo alle indagini ? Dopo tutto la legge consente ad ogni politico giapponese di far incarcerare per 10 anni un eventuale trasgressore per diffusione di segreti di stato: essi sono (in modo imbarazzante) qualunque cosa l’accusa ritenga essere “riservata”. Dopo tutto, ad un primo sguardo, tra le Olimpiadi e Fukushima, ci sarebbe un sacco di materiale riservato dietro le quinte.
La legge giapponese n° 108 del 2013 sulla protezione di stato di “segreti specificamente designati” (SDS) è passata sulla scia dei fatti di Fukushima, e risulta molto simile alla durissima legge sull’ordine pubblico della Seconda Guerra Mondiale (veramente bizzarro). Secondo l’atto n° 108, la “fuga di notizie in sé” è abbastanza grave da essere perseguita, senza distinzione di oggetto, causa o altro.
Il presidente della federazione giapponese degli avvocati, Susumu Murakoshi, dissente: “La legge andrebbe abolita in quanto mette a repentaglio la democrazia e il diritto della gente ad essere informata”, (La legge sul segreto di stato di Abe indebolisce la democrazia giapponese, The Japan Times, 3 dicembre 2014).
Il Japan Times ha bisogno di verificare la definizione di democrazia.



Fonte: counterpunch.org


Fonte: comedonchisciotte.org

Catastrofe PD. Per cambiare: il M5S necessario, non sufficiente.




Il M5S conquista Roma e Torino. Il diffuso disastro del PD in altre città ci dice che la geografia politica del Paese è cambiata. L'idea di un 'governo ombra'. [Giulietto Chiesa]



di Giulietto Chiesa.

CATASTROFE POLITICA DEL PD. IL M5S CONQUISTA ANCHE TORINO, OLTRE A ROMA. LA GEOGRAFIA POLITICA DEL PAESE E' CAMBIATA.

Il fallimento di Renzi è politico, non amministrativo. Le conseguenze saranno lunghe e drammatiche.

Ora Renzi farà il diavolo a quattro per recuperare il colpo. Aspettiamoci mosse azzardate e colpi sotto la cintura. Soprattutto nel prossimo referendum di ottobre su Costituzione e Italicum.

Il M5S ha raccolto il risultato di questa catastrofe, giovandosi anche dell'assenza di una destra che è ormai anch'essa allo sfacelo.

Ora dovrà fare bene i suoi calcoli.

Si apre una prateria adatta a scorribande inedite.

Il quadro politico italiano dell'altro ieri non vale più. Sarà necessario cominciare a costruire un "governo ombra". E dotarsi di un "programma politico". Io penso che sarà necessaria una grande "alleanza democratica e popolare" per salvare l'Italia.

I numeri dicono che, per una tale alleanza, il M5S è necessario.
Lo stato del Paese dice anche che il M5S, da solo, non sarà sufficiente. Il che comporta un cambiamento radicale della sua attuale fisionomia.


Fonte: megachip.globalist.it

REGNO UNITO: Occhi giganti" per spiare i cittadini.. e alla gente piace!





AVANZA LA DITTATURA GLOBALE:
Occhi giganti spia come nel romanzo 1984" 
di George Orwell!

Articolo di Ariane Belushi
Gli schermi sono situati nei tre accessi per la nuova stazione ferroviaria della città e utilizzano la tecnologia di riconoscimento facciale per identificare i passanti e per offrire annunci personalizzati in base all'età o al sesso.



Inoltre, questi monitor/telecamera a forma di occhio (come la piramide onniveggente degli illuminati...), sono in grado di registrare tutti i movimenti dei passanti.

Gli occhi sono costituiti da più di 500 schermi televisivi individuali, che agiscono come "telecamere nascoste" e controllano in modo efficace le persone che entrano ed escono dalla stazione. 

Le telecamere sono abbastanza sofisticate 
da determinare il sesso, l'età e il gruppo demografico degli individui.

Ne abbiamo parlato qualche settimana fa, ma ciò che veramente sorprende di queste schermate, è il design palesemente orwelliano.

Più preoccupante è che questi occhi digitali intrusivi giganti hanno provocato una reazione molto positiva da parte del pubblico in generale. 

Queste sono alcune delle opinioni espresse in un rapporto della BBC:


- "Ahhh, ecco come funziona la tecnologia di oggi. Non sarei preoccupato. "


- "Questo è incredibile"


- "Penso che sia abbastanza freddo in termini di tecnologia e mostra come il futuro si evolverà".




Alcune indagini hanno dimostrato che la maggior parte delle persone nel Regno Unito non hanno mai sentito parlare di George Orwell, tanto meno hanno letto il suo terrificante romanzo intitolato 1984, il quale ha indubbiamente ispirato il concetto contemporaneo di programmi spia Grande Fratello e tecnologie simili a quelle che si stanno cominciando ad utilizzare a Birmingham.

Ecco il video:



Fonte: ilnuovomondodanielereale.blogspot.com

domenica 19 giugno 2016

ESCALATION DEL TERRORISMO, PRELUDIO DI SEI MESI CRUCIALI


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DI FEDERICO DEZZANI
federicodezzani.altervista.org


Sei mesi decisivi per l’egemonia atlantica
L’Occidente è entrato in una fase cruciale per il suo futuro. O meglio, considerato che l’Occidente in termini geografici sopravviverà imperturbabile fino alla notte dei tempi, è l’attuale architettura politica che controlla i due lati dell’Atlantico ad essere entrata in una fase cruciale: il sistema euro-atlantico, d’ora in avanti, lotta per la sua sopravvivenza.
L’angoscia che attanaglia le élite atlantiche è per certi versi simile a quella vissuta dalla classe dirigente europea tra la prima e la seconda guerra mondiale: si avverte chiaramente come un’epoca stia finendo ed un mondo, ancora funzionante dal punto di vista formale, sia in realtà in rapida decomposizione. Capita così che il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, uno dei massimi alfieri dell’atlantismo, evochi con riferimento alla Brexit la fine della civiltà occidentale, un tema già sviluppato dal filosofo tedesco Oswald Spengler tra gli anni ’20 e ’30 del XX secolo. Sono affermazioni, quelle di Tusk, del tutto autoreferenziali, perché il collasso dell’Unione Europea e dell’Alleanza Nord Atlantica implicherebbe la fine solo delle oligarchie cui appartiene l’ex-premier polacco, non certo dei popoli europei che, al contrario, potrebbero finalmente rifiatare e riacquistare spazi di manovra.
La crucialità del momento nasce dall’accavallarsi di una molteplicità di consultazioni elettorali e dal concomitante deteriorarsi dell’economia, negli USA come nell’eurozona: si comincia con il referendum inglese sulla permanenza nella UE e si termina con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, mentre il rialzo del tassi da parte della FED è procrastinato sine die e l’eurozona si dibatte ancora nella deflazione, a distanza di 15 mesi dall’avvio dell’allentamento quantitativo della BCE. Una vittoria degli anti-europeisti al referendum inglese, un successo di Donald Trump alle presidenziali, il ritorno dell’eurozona in recessione, rischiano di infliggere il colpo di grazia alla già traballante impalcatura atlantica.
Le contromisure adottate dall’establishment in questi frangenti, benché apparentemente molto diverse fra loro, sono riconducibili ad unico, comune, denominatore: incutere paura. Si minaccia l’opinione pubblica inglese di recessione e pesanti sacrifici economici nel caso cui il Regno Unito uscisse dalla UE, si assaltano i mercati finanziari europei per scongiurare l’eventualità che altri Paesi indicano referendum analoghi, si dipingono scenari a tinte fosche qualora si affermassero  i candidati “populisti”.
Gli effetti sull’elettorato sarebbero però modesti senza l’apporto dell’ingrediente più esplosivo: il terrorismo. Bombardando l’opinione pubblica con notizie, immagini e video di stragi compiute nei luoghi della quotidianità (aeroporti, stazioni ferroviarie, discoteche, stadi, quartieri della movida, etc. etc.) si ottiene un duplice risultato: si distoglie l’attenzione dalle criticità economiche e si genera domanda di normalità e sicurezza, a discapito delle formazioni anti-establishment ed a vantaggio dei partiti tradizionali, difensori dell’ordine vigente.
Non è quindi un caso se l’inizio di questa fase delicatissima sia stato scandito da due attentati compiuti a distanza di nemmeno 48 ore l’uno dall’altro, il primo negli Stati Uniti ed il secondo in Francia, entrambi perpetrati ufficialmente dallo Stato Islamico. Dire “ISIS” equivale a dire “servizi israeliani ed angloamericani” e sul perché Tel Aviv, Washington e Londra svolgano un ruolo così attivo nella strategia della tensione che sta insanguinando l’Europa, già ci soffermammo in occasione degli attentati di Bruxelles: l’Unione europea rappresenta il “contenitore geopolitico” dentro cui è racchiuso il Vecchio Continente e la sua sopravvivenza è di vitale importanza per piegare i 28 membri ad unica volontà (quella atlantica), come hanno dimostrato in questi anni i casi delle sanzioni economiche all’Iran ed alla Russia.
L’attentato dell’11 giugno (firma inequivocabile) al locale omosessuale di Orlando, Florida, è la sanguinosa ouverture della strategia della tensione che accompagnerà l’Occidente per i prossimi mesi. Omar Mateen, cittadino 29enne americano di origine afgane, persona “non stabile” secondo l’ex-moglie, inserito dall’FBI in una lista di possibili simpatizzanti dell’ISIS, figlio di un predicatore estremista, già guardia giurata per la società di sicurezza G4S, chiama il 911 asserendo di aver giurato fedeltà all’ISIS, quindi, armato di una pistola e di un fucile mitragliatore AR-15, irrompe in una discoteca, seguendo il copione già sperimentato al Bataclan lo scorso novembre. Muoiono 50 persone, la peggiore strage con armi da fuoco negli Stati Uniti (il rapporto 7 attentatori per 130 vittime del Bataclan -1:18- raggiunge così l’incredibile livello di 1:50) e, distanza di poche ore, l’immancabile SITE diretto dall’israeliana Rita Katz scova la rivendicazione dello Stato Islamico.

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Fonte: comedonchisciotte.org

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