domenica 22 marzo 2015

Mangiare biologico per una settimana riduce i livelli di pesticidi nel corpo del 90%

1268Mangiare bio per dire addio ai pesticidi e godere di una salute migliore? Un nuovo studio, pubblicato ufficialmente dell’International Journal of Environmental Research, ha rivelato che seguire un’alimentazione bio per una sola settimana può ridurre i livelli di pesticidi negli adulti di circa il 90%.
Il nuovo studio confermerebbe i risultati di una ricerca condotta nel 2006 secondo cui le diete bio abbassano notevolmente i livelli di pesticidi nei bambini. I risultati dello studio hanno importanti implicazioni nel ridurre l’esposizione ai pesticidi in un momento in cui il loro impiego è ancora molto elevato per gli alimenti non bio che consumiamo normalmente.
Lo studio è stato condotto dalla RMIT University sotto la guida della dottoressa Liza Oates, che aveva già esaminato in una ricerca precedente la correlazione tra alimentazione e pesticidi. L’esperta ha scoperto che i livelli urinari di dialkylphosphate (DAP) erano inferiori dell’89% dopo aver seguito una dieta bio per sette giorni, rispetto a coloro che avevano seguito un’alimentazione convenzionale nello stesso lasso di tempo.
I partecipanti hanno consumato il 93% di alimenti bio, l’83% dei quali era rappresentato daprodotti biologici certificati, mentre il restante 10% era molto probabilmente bio, pur senza certificazione. Secondo la dottoressa Oates, il forte calo dei livelli di pesticidi organofosforatisuggerisce che la fonte della maggior parte di queste sostanze è rappresentata dal cibo.

Ha tuttavia riconosciuto che potrebbero esservi anche altre fonti dell’accumulo di pesticidi, come l’inalazione e l’assorbimento cutaneo. Molti degli agenti sotto accusa sarebbero stati sviluppati inizialmente come gas nervini per la guerra con armi chimiche. Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics, i bambini che presentano alti livelli di residui di antiparassitari avrebbero il 93% di probabilità in più di soffrire di ADHD.
Secondo gli ultimi dati comunicati dall’Environmental Working Group, le mele sono al primo posto della classifica degli alimenti che presentano i maggiori residui di pesticidi. Le mele coltivate in modo convenzionale sono trattate con difenilamina (DPA), un prodotto chimico antiparassitario che aiuta anche a prevenirne l’imbrunimento e grazie a cui questi frutti vengono conservati anche per un anno nelle celle frigorifere dei supermercati prima della vendita.
Il Trentino è una delle zone d’Italia dove i pesticidi vengono maggiormente impiegati in agricoltura, per via della presenza preponderante di colture intensive, con particolare riferimento ai meleti non gestiti secondo i principi dettati dall’agricoltura biologica. Hanno suscitato scalpore e preoccupazione i risultati delle analisi sulla presenza di pesticidi nelle urine degli abitanti della Val di Non. Per approfondire La verità sulle MELE della Val di Non e i pesticidi nelle urine
Lattuga, pomodori, cetrioli, mele, peperoni, fragole: complice la bella stagione, ne mangiamo a volontà. Proprio questi alimenti, tuttavia, conterrebbero le dosi residue più elevate di pesticidi interferenti endocrini, sostanze che possono alterare il metabolismo ormonale.
Alla stessa conclusione è arrivata anche PAN Europe (Pesticide Action network), un network di organizzazioni non governative che promuove alternative sostenibili e naturali all’uso dei pesticidi.
Questo cocktail chimico che riveste frutta e verdura è correlato a riduzione della fertilità, aumento di alcuni tipi di tumore, pubertà precoce, diabete e obesità: gli interferenti sono presenti, in varia misura, anche in farmaci, cosmetici, contenitori di plastica e rivestimenti per lattine, mangimi per animali.
Per la lista completa dei cibi con più pesticidi e quelli con meno, e su consigli per rimuoverli vedi l’articolo I 10 alimenti con piu’ pesticidi e come rimuoverli
Ecco dunque un motivo in più per mangiare biologico: evitare che sostanze indesiderate, come i pesticidi, si accumulino nel nostro organismo. Scegliamo il più possibile aziende e produttori di fiducia e, quando possiamo, coltiviamo di persona e in modo naturale la frutta e la verdura da portare sulle nostre tavole.

Fonte: curiosity2015


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