domenica 22 marzo 2015

ANIMALI sempre piu’ malati con i VACCINI


Vaccini anche per gli animali sono propinati e suggeriti per cercare di creare e mantenere, anche fra di essi, il mercato dei malati ! Personalmente, ho avuto molti cani ed ho attualmente due cani che non vaccino, e vedo che sono molto piu’ sani degli altri.
vaccini coprono per tutta la vita, ma dalla salute…..impedendo anche agli animali una vita sana senza vaccini !
 
E’ tutta una grande truffa per fare soldi sulla pelle degli esseri viventi ! …e cio’ vale anche per i vaccini per gli animali da allevamento !
Gli animali allo stato brado NON sono vaccinati eppure quelle malattie non gli vengono, come mai ? ..evidentemente sono piu’ sani di quelli che vanno dal veterinario….
Persino il mangiare per cani e gatti e’ additivato in modo eccessivo per far si che dopo un po’ essi si ammalino…
Diventa sempre più evidente che c’è un retro-pensiero dietro le ondate successive di panico di massa creato negli ultimi anni dal CDC, l’OMS e gli organismi governativi. Siamo stati spaventati dal mangiare carne bovina quando nel Regno Unito e altrove il bestiame ha sviluppato una malattia mortale chiamata BSE o “morbo della mucca pazza”.

Più tardi è emersa la prova del fatto che la BSE era la conseguenza di una vaccinazione precedente delle vaccheper eliminare insetti inoffensivi che esse hanno sotto la pelle.
Più recentemente, dopo la segnalazione di alcuni casi di quella che viene chiamata “febbre catarrale” della mucca, della pecora e della capra in Belgio e in Olanda nel 2006, le autorità veterinarie di Germania, Svizzera e Austriahanno imposto una vaccinazione obbligatoria o un trattamento farmacologico per una “sedicente protezione” degli animali dai morsi d’insetti abitualmente inoffensivi, ma Falsamente dichiarati portatori di malattia.
E’ stata resa obbligatoria la vaccinazione del bestiame bovino contro una malattia in generale così anodina da passare inosservata e che solo in rari casi estremi può essere mortale. Tutti gli animali di più di tre mesi devono essere vaccinati.
I vaccini, secondo un rapporto della rivista svizzera Aegis-Impuls del 2008, hanno provocato decessi di massa, abbassamento della natalità, diminuzione della produzione di latte, crisi cardiache ed altri gravi effetti. I vaccini sono stati utilizzati malgrado nessuno ne avesse in anticipo certificato la sicurezza. Contenevano tipicamente  idrossido d’alluminio e Thiomersol o mercurio, come additivo e/o conservante, entrambialtamente tossici ed entrambi utilizzati nella maggior parte dei vaccini umani.
Nonostante le proteste di massa e le relazioni delle autorità veterinarie in Germania, Svizzera e Austria, non si è tenuto conto degli allarmi e la vaccinazione obbligatoria è continuata. Non sorprende che i contadini siano scesi in strada con i loro trattori per protestare.
Che i vaccini facciano bene, è tutto da dimostrare. Che facciano male, invece è certo:
Gatti: Va ricordato che il esistono statistiche che indicano un aumento di neoplasie da i n o c u l o (tumori causati da iniezioni di vaccini) strettamente legati all’aumentare delle vaccinazioni contro la FELV, per cui è assolutamente consigliato non vaccinarlo.
Ma la cosa vale anche per i cani e qualsiasi altro animale (bovino, equino, ovino, polli, uccelli ecc.)
L’Immunità di gregge, è la supposta carta vincente per la difesa della vaccinazione in TV, Internet, riviste mediche e giornali, sul motivo per cuidovremmo essere vaccinati più e più volte per tutta la vita, con un numero sempre crescente di vaccini e cio’ per ogni malattia.
Lo sbandierato a 360° “supposto successo delle vaccinazioni” è basato fondamentalmente su “teorie” che si danno per scontate, senza controllarle. Quando si entra nei particolari si evince e si dimostra invece che il tasso di incidenza e di morte di molte malattie infettive, è diminuito radicalmente nel e dal momento in cui si registrava un miglioramento delle condizioni, igienico-sanitarie, abitative, alimentari e delle procedure di isolamento,
Pero’ siccome nello stesso periodo sono stati introdotti i vaccini, la medicina ufficiale ha dato per scontato che la sola vaccinazione sia stata interamente responsabile della scomparsa di queste “malattie” e per far quadrare questa teoria fasulla, ha cambiato nome alle malattie…..QUI in queste pagine ve ne daremo la dimostrazione !
San Marino (I) dal 2012 esiste una legge che obbliga i genitori obiettori ai vaccini, per i loro bambini (quelli che non vogliono vaccinare i propri figli), a contrarre una polizza assicurativa per il “Danno da Contagio”….richiesta che fa ridere, perche’ siccome il danno da contagio non esiste, perché tutto e basato sullaFALSA teoria del contagio aerobico, che NON esiste, salvo ad esempio nel caso di  trasfusioni di sangue o contato e/o manipolazione di feci, per cui trattasi non di contagio aerobico, ma si tratta per le trasfusioni, di inoculazione di sangue tossico eterologo (non proprio), quindi ritenuto tossico dall’organismo ricevente, con tutti i pericoli del caso, e per la manipolazione di feci, non e’ detto che i manipolatori delle feci dei bambini vaccinati, cosa che fanno tutte le madri di bambini vaccinati quando gli lavano il sederino dopo la loro cacca…NON si ammalano es. di Polio…neppure loro….si dovrebbe tenere il conto dei “possibili” contagiati  aerobici dalla data della entrata in vigore della Legge sanmarinese sul tema,  per vedere quanti bambini non vaccinati si sarebbero ammalati con il “contagio aerobico”; inoltre se fosse vera la “teoria del contagio” i bambini vaccinati, essendo portatori sani o non, dei virus e batteri vaccinali, potrebbero “contagiare” gli altri adulti e bambini non vaccinati, con i quali vengono in contatto,cosa che NON avviene mai !
Esempio:
In Italia ogni anno nascono 500 mila bambini x 40 anni = 20 milioni di bambini portatori, (di questi quasi il 95 % viene vaccinato minimo con l’esavalente che contiene  ben 6 virus vaccinali, ad esempio quello della polio); ibambini portatori “sani” crescono e vengono in contatto con tutti gli altri, eppure pur essendovi in Italia oltre 20 milioni di adulti di oltre 40 anni, NON vaccinati per la PoliomieliteNESSUNO di questi, pur essendo a contatto con quei bambini portatori “sani” del virus della Polio, si ammala…perche’ ?…, perche’ la teoria del contagio e’ FALSA!…… e cio’ vale anche per la altre malattie falsamente dette “contagiose“…
Riflettete bene su questi che sono fatti !
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L’industria dei vaccini rappresenta grandi affari e alimenta il bisogno di sempre nuovi farmaci – 07/121/2012
I cani vaccinati sviluppavano concentrazioni significativamente elevate di anticorpi diretti contro proteine presenti nei vaccini commerciali quali contaminanti del processo produttivo (studio Purdue).
Ritenevo che non potevo vivere in un mondo in cui gli animali dovevano patire le conseguenze di una congiura del silenzio. L’industria dei vaccini rappresenta grandi affari e alimenta il bisogno di sempre nuovi farmaci per alleviare il danno causato dai vaccini, che a sua volta gonfia i forzieri dell’industria farmaceutica, Pfizer, Merck and company.
“Come ho scoperto i danni dei vaccini sui cani” di Catherine O’Driscoll (prologo al libro “Shock al sistema!”, edizioni Impronte di luce)http://www.improntediluce.it/schede_libri/shock_al_sistema.html

Andammo a prendere Prudence in allevamento. Pat Bartlett ci portò dai cuccioli. Ce n’erano circa otto; grassi e molli piccoli bandoli scoordinati che rotolavano e ballonzolavano in giro con gli occhi pieni di sonno; inciampavano e cadevano uno sull’altro e correvano senza paura verso le nostre braccia aperte ansiose di afferrarli. E poi Oliver prese il mio dito nella sua piccola bocca, e Prudence si sedette di fronte a John ed emise un dolce piccolo abbaio, e sia Oliver che Prudence divennero dei magneti del cuore, e John ed io eravamo la limatura di ferro.
Oliver e Prudence erano i nostri boccioli di maggio, nati in primavera e colti in piena fioritura.
Poco dopo il nostro matrimonio, John ed io avevamo accolto in casa un Golden retriever di nome Chappie. Poi Sophie, poi Oliver e Prudence. Essi, i nostri figli a quattro zampe, riempivano di felicità la nostra casa. Era una situazione idilliaca. Tante persone vorrebbero avere un cane, ma lavorano e non vogliono lasciare il cane da solo tutto il giorno. Oppure vivono in appartamento o in città, senza prati nelle vicinanze, e così aspettano, e continuano a desiderarlo.
Ma noi eravamo fortunati: i nostri cani venivano in ufficio con noi; John ed io avevamo una nostra attività di marketing. I nostri cani ci facevano da receptionist e da distruttori di documenti, ed erano delle vere star nella città dove passeggiavamo e giocavamo all’ora di pranzo. Un giorno un uomo anziano ci passò accanto nel parco e urlò: «Quelli sono i cani più felici di Northampton», e io ringraziai Dio, perché forse aveva ragione.
Ogni giorno, nel mio ufficio, Chappie si sdraiava accanto alla finestra, Sophie ai piedi della mia scrivania, Prudence di fianco a me, e Oliver, beh, Oliver si sdraiava sui miei piedi oppure esattamente in mezzo all’ingresso. Era fatto così. E ogni visitatore veniva accolto sempre con un sorriso e un benvenuto; sempre, nella stanza, c’erano risate e amore.
Poi, una mattina, John mi svegliò come al solito con una tazza di tè. Ma c’era qualcosa che non andava. Oliver non era accanto a me sul letto. «Dov’è Ollie?», chiesi, con lo sguardo offuscato. Nei quattro anni in cui l’avevo conosciuto, Oliver non mi aveva mai lasciato accogliere una nuova giornata senza la sua luce nel mio cuore.
«Catherine», disse John, con tono davvero preoccupato, «Oliver ha qualcosa che non va. Non riesce a stare in piedi. Ha le zampe posteriori paralizzate.» Così mi alzai e scesi al piano terra, dove Oliver era sdraiato.
Sapete, c’era un programma una volta in TV che s’intitolava “Il giorno che cambiò la mia vita”, e questo fu il giorno che cambiò la mia. Esso si dipanò innanzi a me come un incubo, e ancora non mi sono svegliata. Anche John non sarà mai più lo stesso.
E dunque Oliver era sdraiato sul pavimento del salotto, e Prudence, Chappie e Sophie gli stavano alla larga. Non entravano nemmeno nella stanza. Ora so che i cani sentono la morte, e lasciano in pace il morente. Ma questo allora non lo sapevo, perché, se lo avessi saputo, non avrei fatto quello che facemmo quel giorno.
Mi sedetti accanto a Oliver e gli parlai, ricorrendo a tutti i suoni consolatori che riuscivo a mettere insieme. Gli accarezzai la testa e il collo, e anche la pancia, perché gli piaceva, e lo baciai e gli dissi di non preoccuparsi, che l’avremmo portato dal veterinario e che il veterinario lo avrebbe fatto stare meglio. E aspettai che John si lavasse e si vestisse, e poi John scese giù e io andai su a lavarmi e vestirmi. Poi mettemmo insieme una barella con alcune coperte e trasportammo Oliver all’auto.
Dentro di noi, dovevamo sapere che era una cosa grave, perché salii insieme a Oliver nel baule della familiare, appoggiai la sua testa sul mio grembo e mi misi a parlargli mentre l’auto ondeggiava e sussultava lungo la strada. A un certo punto, Oliver si mise in testa che voleva mettersi seduto e guardare fuori dal finestrino, ma non ci riusciva, così lo calmai e gli accarezzai il collo e gli dissi: «Va tutto bene, Oliver. Non ti preoccupare. Starai bene. Mamma si prenderà cura di te».
E i suoi occhi fissarono i miei. Quello fu il momento che cambiò la mia vita. I suoi occhi agganciarono i miei e decisero di credermi, di fidarsi di me, di prendere la mia parola per vera. E in quello sguardo c’era tutto l’amore dell’Universo. La sapienza più saggia che sia mai stata conosciuta.
Così arrivammo dal veterinario e tirammo fuori Oliver dall’auto, e il veterinario ci stava aspettando e ci fece accomodare di corsa nell’ambulatorio e sdraiammo il nostro caro Oliver sul tavolo. Sapete, Oliver, quando andava dal veterinario, di solito tremava e sussultava. Era sempre fuori di sé dalla paura. Ma quel giorno era calmo. Era sereno. Da lui emanava la pace, e rimase lì sdraiato su quel tavolo, e aspettò pazientemente mentre il veterinario provava e riprovava a trovare la vena per un prelievo di sangue, e Oliver non era per nulla preoccupato.
E ora io penso, non lo so ma lo penso, che Oliver sapesse fin dall’inizio che sarebbe morto in quell’ambulatorio veterinario.
E così Oliver è sdraiato sul tavolo dell’ambulatorio veterinario, e John ed io siamo preoccupati, perché non si tratta del solito veterinario; è un sostituto, un giovane insignificante e presuntuoso, e speriamo che sappia quello che sta facendo. Ma lui sorride e ci dice di non preoccuparci, e ci dice che pensa che Oliver abbia un virus nella spina dorsale e che dobbiamo lasciarglielo lì in modo che possa fargli una flebo, una flebo di steroidi, e che Oliver dovrebbe stare bene nel giro di un paio di settimane.
E il giovane veterinario indossa un camice bianco, e noi non sappiamo comunque cos’altro fare, per cui lasciamo Oliver in ambulatorio. E mentre lo trasportano verso le gabbie sul retro dell’ambulatorio, Oliver mi lancia un’occhiata e si protende con la parte anteriore del corpo verso di me, e mi dice con gli occhi: «Ti prego mamma, ti prego, non lasciarmi. Fammi venire a casa con te».
E io gli dico: «Va tutto bene Oliver. Starai bene. Ci vediamo più tardi». E poi John ed io usciamo dall’ambulatorio e io crollo in lacrime appoggiandomi al muro. Perché la mia testa mi sta dicendo che Oliver starà bene e il mio cuore sa che non è vero.
E, maledizione, ho ascoltato la mia testa. E ho ascoltato il veterinario. E non ho ascoltato Oliver.
Così John e io ce ne andammo e cercammo di portare avanti il lavoro. Ma io continuavo a telefonare in ambulatorio. Chi se ne frega se pensano che sono una proprietaria nevrotica? Lo sono, in ogni caso. Così continuai a chiamare, e continuai a chiedere se il veterinario anziano poteva andare a dare un’occhiata a Oliver, perché, vedete, lui ci sta molto a cuore. È una persona speciale, e dobbiamo essere certi che il veterinario anziano lo veda. E la segretaria continua a dirmi che il veterinario anziano non è ancora arrivato. E poi ci dice che ha avuto troppo da fare. E io continuo a chiamare. E John chiama pure lui e gli viene detto di andare a casa. E poi chiamo io di nuovo, e il sostituto viene al telefono, e inizia a borbottare e farfugliare e io in silenzio aspetto che lui mi dica che Oliver sta bene.
«È ancora lì?» mi chiede. E io emetto un rumore in modo che capisca che sono ancora lì, e spero, prego, che mi dica che Oliver sta bene. Ma lui mi dice che Oliver è morto.
Vorrei picchiare il veterinario, e allo stesso tempo vorrei abbracciarlo, perché è giovane e ha bisogno di fiducia se vuole salvare delle vite, così me ne sto lì seduta a piangere all’altro capo del telefono. John è in piedi accanto a me, così gli passo il ricevitore.
E John dice che non vogliamo un’autopsia, che non vogliamo che il nostro Oliver venga tagliato a pezzetti come se fosse solo un taglio di carne. E poi saliamo in macchina per andare a prendere Oliver e portarlo a casa, dove sarebbe dovuto rimanere per tutto il tempo.
E poi ci troviamo a recitare le nostre parti nell’ambulatorio, le parti di quelli che piangono mentre gli altri clienti se ne stanno lì seduti a guardare imbarazzati, e Oliver viene messo su una barella e lo portiamo fuori dalla porta posteriore, e in qualche modo arriviamo a casa.
E poi siamo nel giardino dietro casa a cercare un posto in cui il corpo di Oliver possa riposare. Vivevamo in una casa moderna, e il costruttore aveva deposto la terra del nostro giardino sopra cumuli di macerie edilizie. E John non riusciva a scavare abbastanza in profondità per ricavare la fossa per Oliver. E così se ne sta lì in piedi con la pala in mano e le lacrime che gli scendono lungo il viso, e non riesce a scavare tra quei dannati sassi, mattoni e sacchetti di plastica, e io sono lì in piedi accanto a lui con le lacrime che mi scorrono lungo il viso, e il sole sta iniziando a tramontare, e il corpo di Oliver sta aspettando nell’auto e il tempo sta per scadere. Così John mi chiede di andare a cercare un vicino che ci presti un piccone.
E così cammino lungo il marciapiede con le lacrime che scorrono lungo il viso e i singhiozzi che fanno sussultare il mio corpo, e vago chiedendomi a quale porta posso bussare con le lacrime che mi solcano il viso, e mi chiedo come potrò riuscire a mettere insieme le parole che possano comunicare al mio vicino che ho bisogno di un piccone.
Ian e Sue, che vivono nel cottage alla porta accanto, stanno stendendo il bucato e mi vedono passare, e vedono le mie lacrime e vengono di corsa verso di me. Non è previsto che i vicini ti vedano in queste condizioni. I vicini si suppone debbano vederti sempre calmo e sicuro, con le cose che vanno sempre bene, ma Ian e Sue mi videro singhiozzare sul marciapiede e corsero fuori da me.
E dissero: «Oh no, non Ollie», perché sapevano che Oliver era un cane speciale. E il mio cuore e la mia testa continuavano a dire: «Oh no, non Ollie».
Così Ian mi disse di tornare a casa. Disse che mi avrebbe trovato un piccone. E Ian arrivò portando il piccone a John, e John scavò una buca, e seppellimmo Oliver alla luce del tramonto.
È strano come reagirono Chappie, Sophie e Prudence. Sophie rimase seduta all’altro capo del giardino, sorridendo e scherzando, con aria allegra. Stava cercando di tirarci su il morale. Prudence girava di qua e di là preoccupata. E Chappie venne alla tomba di Oliver e gli diede un ultimo saluto. Per la prima volta nella sua vita, Chappie ululò alla luna. E per diversi mesi, Chappie continuò a uscire in giardino e a sedersi sulla tomba di Oliver.
In un qualche momento, nel corso di questa storia, mi chiamò al telefono la mia matrigna e io piansi e le dissi di Oliver e le dissi che non potevo parlare. Poi chiamò mia sorella Leslie, perché Leslie ama i cani e poteva capire, e un’amica ci mandò dei fiori. E tutti gli altri pensarono che Oliver era soltanto un cane. E mi sembrò strano, questo. Voglio dire, io pensavo davvero che il mio cuore stesse per esplodere, mi faceva male lo stomaco e mi doleva la testa, e l’interno del mio corpo era come una pentola a pressione. Se il coperchio si fosse alzato, avrei cominciato a urlare e avrei potuto non fermarmi mai, ma quando dicevo alle persone che Oliver era morto, loro dicevano «Oh», e iniziavano a parlare di qualcos’altro. Come se Oliver fosse stato solo un cane.
Ma non scorderò mai Ian e Sue che mi vennero incontro di corsa quando mi videro con le lacrime che colavano lungo le guance. Perché so che molte persone avrebbero tirato le tendine e non si sarebbero fatte coinvolgere.
E Oliver aveva solo quattro anni.
Due anni più tardi, quando Prudence aveva solo sei anni, ci venne detto che aveva la leucemia; che aveva al massimo un paio di mesi di vita. Questa volta, la perdita non fu improvvisa; abbiamo avuto il tempo di dirle addio. Abbiamo avuto il tempo di dirle quanto la amavamo. Tempo per ringraziarla per l’amore che ci aveva dato. Abbiamo avuto il tempo – trenta giorni – per vedere la vita allontanarsi da lei, come l’aria che esce da un copertone da un piccolo foro. E abbiamo avuto il tempo di sperare e pregare, e guardarla andare via.
E abbiamo avuto il tempo di ascoltare Prudence. In quegli ultimi giorni, Prudence mi disse diverse cose. Cominciò trascinando il suo corpo stanco, con grande determinazione, fino ad ogni casa del paese abitata dai bambini che aveva amato. Il cuore di Pru era grande quanto l’Universo, e lei doveva dire a tutti quanto li amasse. Prima di lasciarci. E mi portava verso ogni persona che ci passava accanto per strada; e si sdraiava a terra soddisfatta non appena cominciavamo a parlare.
Pochi giorni prima di morire, Prudence si diresse verso il centro ricreativo del paese. Guardò dentro dalla finestra e mi disse che voleva entrare. Ma ai cani non era permesso entrare, così la portai a casa. E il giorno dopo prese con determinazione la strada verso il centro ricreativo, e guardò dentro. Così entrammo. E si sdraiò a terra accanto a me e a Sheila e aspettò che io afferrassi il messaggio.
Perché Prudence mi chiese di fare una cosa, prima di morire: mi chiese di dire a tutti voi – voi che amate la vita – perché i nostri cani stanno morendo, perché i nostri bambini stanno morendo, perché gli animali e le persone in tutto il mondo stanno morendo.
E piangendo. Così che possiamo imparare a prenderci cura l’uno dell’altro, così come lei si prese cura di noi. Prudence mi ha chiesto di essere la sua voce, e la voce di tutti gli animali e di tutti i bambini, di tutte le persone che hanno il cuore spezzato, e il corpo sofferente.
Prudence mi disse che lei morì, e che Oliver morì, per dimostrare al mondo che l’uomo sta distruggendo il pianeta e la vita su di esso. So che penserete che tutto questo è folle, ma io ve lo devo dire.
Sapete, la gente dice che gli animali sono inconsapevoli. Dice che le loro menti e le loro emozioni sono limitate ai bisogni corporei. Pensa che solo gli esseri umani siano capaci di emozioni complesse; che, se pensiamo diversamente, stiamo antropomorfizzando. Eppure, quando gli elefanti soffrono un lutto, possiamo vedere le loro lacrime. E quando Prudence morì, io vidi la sua tenerezza verso di me e la sua preoccupazione per me.
La malattia di Pru era una malattia crudele; tentammo di salvarla, e alle volte si riprendeva e noi pensavamo che stesse guarendo, ma poi peggiorava di nuovo, magari per riprendersi ancora il giorno successivo. La notte precedente la sua morte, Prudence chiese di venire di sopra a sdraiarsi con me nel letto. Nei giorni precedenti avevo dormito accanto a lei sul pavimento al piano terra. Ma quella notte chiese di venire di sopra, così John la prese in braccio e la depose sul letto.
Me ne stetti lì sdraiata a parlarle mentre lei faticava a respirare, e notai che le sue zampe erano gelide e seppi allora che stava morendo. Così le parlai; dissi: «Sei stata sempre una brava ragazza Prudence, e io ti amo davvero tanto. Hai protetto Chappie e Sammie, e hai giocato con Sophie, e ti sei presa cura di me e di John. Sei una ragazza fantastica, e non vorrei che te ne andassi; ma se non ce la fai più, io capirò».
Prudence mi guardò ed emise quel suo piccolo suono sibilante ed effervescente, come una bottiglia di limonata quando viene stappata; era il suono che emetteva sempre quando esprimeva amore e gratitudine. Mi guardò negli occhi; i suoi occhi erano marroni e profondi mille miglia. Mi stava ringraziando per averle dato il permesso di andare, e mi stava dicendo che anche lei mi amava. Il mattino successivo, prima che arrivasse il veterinario, John portò Prudence in giardino e le disse la stessa cosa. Ci vollero due anni prima che ci dicessimo che ognuno di noi, separatamente, aveva dato a Prudence il permesso di lasciarci.
Tre anni dopo la morte di Pru, leggo il seguente brano nel libro di Sogyal Rinpoche Il libro tibetano del vivere e del morire:
Se rimanete attaccati alla persona morente, potete causarle molta inutile sofferenza e renderle molto difficile lasciarsi andare e morire in pace… affinché la persona possa lasciarsi andare e morire serenamente, essa ha bisogno di sentire due rassicurazioni verbali da parte delle persone amate. Per prima cosa, esse devono dare alla persona il permesso di morire e poi devono rassicurarla che staranno bene una volta che lei se ne sarà andata, e che non c’è bisogno che si preoccupi per loro.
Quando mi chiedono quale sia il modo migliore per dare a una persona il permesso di morire, io dico di immaginarsi al capezzale della persona che amano mentre dicono con la più profonda e sincera tenerezza: «Sono qui con te e ti amo. Tu stai morendo, e questo è del tutto naturale; succede a tutti. Vorrei che potessi restare qui con me, ma non voglio che continui a soffrire.
Il tempo che abbiamo trascorso insieme è stato sufficiente, e mi sarà sempre caro. Per favore, non restare più aggrappato a questa vita. Lascia andare. Ti do il mio pieno e sentito permesso di morire. Non sei solo, né ora né mai. Hai tutto il mio amore».
Sapete, quella notte, con Prudence sdraiata sul mio letto, trascorsa guardandola morire, è stato forse il momento più tenero della mia vita. Non stavo condividendo le ultime ore di vita di un essere inferiore. Stavo condividendo le ultime ore di vita di un essere nobile; l’esistenza di un cane la cui principale motivazione nella vita era stata quella di prendersi cura degli altri. E Prudence, fino alla fine, ha sempre e solo voluto farmi piacere, e aveva bisogno del mio permesso per poter morire. Qualche giorno più tardi, presi in mano un libro e lo aprii a casaccio. Dalla pagina, mi fissarono le seguenti parole: «Mi dispiace di essermene dovuta andare, ma il dolore era troppo da sopportare». Non so, ma qualcosa mi dice che quello era un messaggio da parte di Prudence. Dovremmo ascoltare gli animali; essi sono consapevoli.
Oliver e Prudence, quando vennero ad abitare nel mio cuore, accesero ciascuno una piccola candela. Tutti accendiamo una candela. È la candela dell’amore e della luce. Tutti insieme – i cani e i gatti e il bestiame e le pecore, e persino gli esseri umani – possiamo diffondere luce dove c’è oscurità. Perché abbiamo creato un mondo insensato, e ora dobbiamo tornare a dargli un senso. È arrivato il momento. I cani sono venuti a ricordarcelo.
Avevamo quattro Golden retriever, e due erano morti prima di aver raggiunto la mezza età. Chappie e Sophie erano ancora con noi, ma Chappie aveva un’affezione alla tiroide e si era rotto i legamenti crociati, cosa che lo rendeva zoppo, e Sophie, a soli sei anni di età, aveva sviluppato un’artrite talmente grave che al mattino non voleva alzarsi dal letto.
Dopo la morte di Oliver, in famiglia entrò Samson. Quando aveva solo due anni, scoprimmo che aveva una malattia autoimmune, ovvero una malattia per la quale il sistema immunitario del corpo attacca il corpo stesso. Poi, dopo la morte di Prudence, entrò sulla scena Gwinnie. Era talmente allergica che, se le toccavi la schiena, questa si increspava. Continuava a mordicchiarsi la propria pelle e le zampe; era in un’agonia allergica.
Chiedemmo al veterinario perché Oliver fosse morto. Non lo sapeva. Così cominciai a gemere rivolta al cielo, chiedendo perché. Alla fine, però, trovammo un veterinario omeopata che azzardò un’ipotesi sulla morte di Oliver. Ci disse che sembrava proprio una classica reazione vaccinale: che Oliver era probabilmente stato ucciso da un vaccino. Poi, dopo la morte di Prudence, un’amica, Susan Rezy, ci inviò un articolo scritto da una veterinaria americana, Jean Dodds. La d.ssa Dodds sembrava a sua volta implicare i vaccini nella morte di Oliver, e c’era un nesso anche con la morte di Prudence.
Quando si porta a casa un cucciolo, si pensa di avere fra le mani il proprio sogno. Ma io e John avevamo fra le mani i nostri incubi. Pensavamo di essere i peggiori proprietari di cani al mondo: perché i nostri cani erano così malati, e perché stavano morendo?
Sapete, quando ci troviamo a soffrire di una tragedia personale che è quasi troppo dura da sopportare, abbiamo una scelta. Possiamo permettere a quella sofferenza di amareggiarci; possiamo cercare qualcuno da incolpare e cercare la vendetta. Oppure possiamo sollevarci al di sopra di quella sofferenza, come farebbero i mistici. La terza scelta è quella di trasmutare la sofferenza in una forza rivolta al bene: usare la conoscenza acquisita attraverso l’esperienza per aiutare altri che si trovino in situazioni simili. Pensammo che se almeno fossimo riusciti a scoprire dove stavamo sbagliando, anche altri cani avrebbero potuto giovarne.
Per una serie di coincidenze, venni presentata a una signora di nome Sally Cronk. Sally aveva perduto un cane – Sadie – a causa dell’anemia emolitica autoimmune, e stava facendo il nostro stesso percorso. Anche lei aveva visto il lavoro di Jean Dodds e stava raccogliendo fondi per aiutare il Royal Veterinary College a studiare la straziante malattia che si era portata via Sadie. Sally ci presentò ad altre persone che avevano sperimentato il senso di devastazione che noi stessi avevamo provato. Tutti noi stavamo ponendoci delle domande sui vaccini e fotocopiando articoli e inviandoceli l’un l’altro.
Ma tutti noi, con poche eccezioni, ci trovavamo a sbattere contro il muro dell’establishment veterinario. Singoli veterinari e onorevoli istituzioni negavano la connessione vaccini-malattie autoimmuni. Pochissimi veterinari sembravano pronti ad alzarsi in piedi e a dire ciò che pensavano sui vaccini; altri sembravano non essere proprio consapevoli dei rischi.
Avevamo la nostra esperienza da cui partire, e avevamo anche un gruppo crescente di amici i cui cani avevano sofferto – essi ritenevano – per colpa di un’iniezione. […] Le persone scrivevano ai produttori di vaccini, e le loro paure sui vaccini spesso venivano spietatamente negate. I veterinari usavano parole forti in difesa dei vaccini, dicendo che i nostri cani sarebbero morti senza di essi e che saremmo stati degli irresponsabili a correre il rischio di non vaccinare. E in tutto questo, il danno sospettato veniva negato o – pensavamo – sottostimato.
Essendo persone che lavorano nel mondo degli affari, John ed io immediatamente sospettammo che fosse in corso un qualche genere di processo di copertura per proteggere gli interessi commerciali. Sai Baba, il guru indiano, ha detto: «L’avidità è il semenzaio del lutto», e avevo la sensazione che avesse ragione. Pensavamo che fossero necessarie ricerche indipendenti: ricerche che potevano essere condotte solo dagli amanti dei cani per i loro cani; dalle persone che non avevano niente da perdere, né finanziariamente né professionalmente, se si fosse scoperto che i vaccini erano più dannosi che utili. Fondammo un gruppo chiamato Canine Health Concern ed invitammo gli amanti dei cani di tutto il mondo a partecipare a una ricerca indipendente.
Non ci proponevamo, tuttavia, di testare solo i vaccini. Volevamo testare anche tutte le aree implicate nel penoso stato di salute dei nostri cani: dieta, ambiente, prodotti chimici, stress… il risultato fu un voluminoso questionario. Contattammo i college di veterinaria di tutto il paese, chiedendo sostegno. Ci dissero di stare alla larga.
Contattammo singoli veterinari: veterinari che avevano qualche sassolino nella scarpa relativamente alle proprie aree di specializzazione. Veterinari che incolpavano i cibi industriali; veterinari che incolpavano gli incroci fra cani consanguinei per ottenere i migliori soggetti da esposizione; veterinari che rifuggivano i moderni prodotti farmaceutici a favore di terapie “alternative”. Alla fine, avevamo messo insieme una squadra impressionante di veterinari di tutto il mondo, ognuno con le proprie teorie, più altri terapeuti alternativi e comportamentisti che ci avrebbero aiutato a testare la teoria dello stress.
Il passo successivo consisteva nell’ottenere il sostegno di chi amava i cani e la loro collaborazione. Pensavamo che questa sarebbe stata la parte più semplice, ma si rivelò essere la più difficile. Tanto per cominciare, dipendevamo dalle riviste cinofile per riuscire a raggiungere il pubblico e informarlo su ciò che stavamo cercando di fare. Ostentatamente etichettate come riviste destinate a chi ama i cani, divenne presto chiaro che quei periodici dipendevano dalle grosse aziende commerciali per la loro sopravvivenza. Senza entrate pubblicitarie, le riviste avrebbero chiuso; e se avessero pubblicato le teorie che CHC stava cercando di testare, le entrate pubblicitarie sarebbero presto calate. Questo pensavamo. E magari avrebbero potuto essere citate in giudizio se avessero pubblicato le nostre domande, basate sull’opinione di veterinari non conformisti.
Anche quando effettivamente riuscivamo a pubblicizzare la nostra ricerca, non c’erano abbastanza padroni di cani che si prendessero la briga di rispondere. Non stavamo andando da nessuna parte. I normali proprietari di cani non sapevano di cosa ci stessimo occupando. Dopo tutto, se hai un solo cane e questo muore di una malattia autoimmune, pensi semplicemente di essere stato sfortunato. È solo quando hai tanti cani e questi cominciano tutti a morire o ad ammalarsi, che inizi a credere che stia veramente succedendo qualcosa. Scoprimmo che le persone la cui vita era stata toccata dalla tragica fine precoce di un animale tanto amato, a volte rispondevano. Ma avevamo anche bisogno di cani sani con cui confrontare i dati, altrimenti la ricerca sarebbe stata limitata.
Così decisi di scrivere un libro per spiegare a chi ama i cani perché questa ricerca era così cruciale. In esso, intendevo esplorare ciascuna delle teorie: dieta, vaccini, genetica, prodotti chimici nell’ambiente, prodotti farmaceutici, stress… ma la questione dei vaccini emergeva fortemente e richiedeva la mia attenzione: non esisteva alcuna singola fonte di informazione relativamente ai pro e ai contro della vaccinazione per i proprietari di animali. E dal materiale che stavo raccogliendo, sembrava che le vaccinazioni fossero probabilmente il fattore maggiormente distruttivo per la salute dei nostri animali.
Inoltre, sembra esserci, sul tema delle vaccinazioni, una gran quantità di emozioni coinvolte, fanatismo e posizioni di parte, ed è terribilmente facile per le persone prendere decisioni senza conoscere tutti i fatti. Chiedete a qualcuno che abbia visto un cane morire di cimurro se il protocollo vaccinale dovrebbe essere modificato: invariabilmente risponderanno di no. Chiedete a un veterinario tipico, convinto che i vaccini abbiano fermato le epidemie. E poi chiedete a qualcuno il cui cane è morto di anemia emolitica autoimmune o di infarto cardiaco nel giro di poche ore o giorni dal richiamo annuale. Vogliamo tutti il meglio per i nostri cani; ma la questione é: che cosa è il meglio?
I risultati dell’inchiesta sui vaccini della Canine Health Concern mostrano – scientificamente – che fino a un cane su cento presenta una reazione alla vaccinazione. Questa reazione può andare da vomito e diarrea fino alle malattie croniche come l’artrite e l’epilessia, e può anche arrivare alla morte. Quindi ora, studiate le prove e fate la vostra scelta informata.
Ma prima di farlo, considerate questo: la prima edizione di questo libro è stata pubblicata nel febbraio del 1997. Entro aprile dello stesso anno, un vaccino si era preso il terzo dei miei amici speciali. Samson morì, all’età di cinque anni, il 12 aprile 1997. Se notate un po’ di rabbia in queste pagine, vi prego di perdonarmi. Vedete, Samson, Oliver e Prudence rientravano tutti nella categoria descritta dalla Merck: non avrebbero mai dovuto ricevere un vaccino a virus vivo. Nessuno me lo aveva detto, e solo una ristretta élite lo sapeva. Tutto ciò che i produttori di vaccini per cani scelgono di condividere con noi, e con i veterinari, è la frase: «L’immunocompetenza può essere compromessa da una serie di fattori». È sufficiente, quando il risultato può essere la morte?
Avendo letto la prima edizione di questo libro, alcune persone hanno detto che non faranno più fare il richiamo annuale ai loro animali, perché non è necessario e nemmeno sicuro. Ma si chiedono se, forse, dovrebbero far fare le vaccinazioni al loro cucciolo e poi il primo richiamo annuale, in quanto, comprensibilmente, vogliono dare ai loro animali un minimo di protezione. Sammie è morto per dirvi che questo è quanto basta.
Quando Samson era un cuccioletto, lo portammo dal veterinario per la sua seconda vaccinazione da cucciolo. Il giorno dopo lo trovammo in giardino con le zampe posteriori paralizzate e la dissenteria. Ai quei tempi non avevamo idea che i vaccini potessero fare una cosa del genere. Ancora non ci eravamo ripresi dalla morte di Oliver e così pensammo – o mio Dio! – che Samson avrebbe percorso la stessa strada. Visto che non sapevo che i vaccini potessero fare questo, corsi in giro per tutte le fattorie dei dintorni chiedendo se qualcuno avesse distribuito del veleno.
Ma Sammie si riprese, e l’anno successivo venne spedito dal veterinario per il suo richiamo – perché lo amavamo, e volevamo proteggerlo. Quando ci svegliammo il mattino successivo, Sammie stava correndo per la casa urlando, con le testa gonfia come un pallone. Lo portammo di corsa dal veterinario, dove gli venne fatta un’iniezione e, di nuovo, non ci venne in mente che potesse essere il vaccino. Prima del richiamo successivo, per fortuna, avevano iniziato a frequentare l’ambulatorio di Chris Day, e Sammie non venne mai più vaccinato. Ma il danno era stato fatto.
In precedenza, quando era morta Prudence, ero entrata nel panico, e avevo fatto controllare tutti i miei cani viventi da Chrissie Mason, una radioestesista. Sammie, apparentemente, sembrava un cane di due anni perfettamente sano, ma l’analisi di Chrissie la fece preoccupare abbastanza da consigliare un’analisi del sangue. Quando arrivarono i risultati, inorridimmo nello scoprire che il nostro cane apparentemente sano aveva una malattia autoimmune. Chris Day ci chiamò con i risultati dicendo: «Il suo sistema immunitario sta ingaggiando una guerra contro se stesso».
Seguirono intense cure omeopatiche e nutrizionali. Effettuammo regolarmente le analisi del sangue e sembrava che stessimo vincendo la battaglia. Nel frattempo, Sammie si era conquistato il mio cuore – lui, che aveva un cuore e un cervello enormi. Poi un giorno, quando Samson aveva cinque anni, John rientrò dalla sua passeggiata mattutina con uno sguardo preoccupato. «Sammie non sta bene», disse. «Durante la passeggiata rimaneva continuamente indietro».
La maggior parte dei proprietari di cani non darebbe molta importanza a una cosa del genere, ma io scoppiai in lacrime. Il mio Sé interiore sapeva esattamente cosa ci aspettava. Vi ho fatto piangere abbastanza; basti sapere che il mio Sammie aveva un enorme cancro sulla milza e venne sottoposto a un intervento urgente per rimuoverla. Di nuovo pensammo di aver vinto la battaglia. Il Natale arrivò e passò e Sammie sembrava più felice di quanto non fosse stato da mesi. Ma poi smise di mangiare, e morì.
Tutto quello che ci volle fu una vaccinazione da cucciolo – paralisi alle zampe posteriori e dissenteria – e un richiamo annuale – reazione di ipersensibilità – per predisporre Sammie a una morte precoce. Samson venne ucciso il giorno in cui un vaccino distrusse il suo sistema immunitario.
Nel corso degli ultimi anni, ho trascorso molte ore al telefono, ascoltando persone che mi raccontavano fra le lacrime come erano morti i loro cani. Per molti di noi ci vogliono anni per fare i conti con una morte non necessaria e crudele di un amico molto speciale. Dalla pubblicazione della prima edizione, ho trascorso ancora più tempo al telefono ascoltando altre persone che piangevano. Queste chiamate sono diventate talmente numerose che molte delle “vittime” hanno unito le loro forze per fornire ascolto ad altre persone che condividono la stessa esperienza. Abbiamo formato una rete internazionale, con lo scopo di avvertire altri dei pericoli di cui i cosiddetti “esperti” non vogliono parlare.
Perché abbiamo il diritto di conoscere la verità. È sbagliato che gli “esperti” prendano decisioni al posto nostro, e che dobbiamo accettare che una certa percentuale di cani, gatti e cavalli soffra di reazioni avverse ai vaccini. La vita non dovrebbe essere misurata dagli scienziati in termini di numeri. E nessuno dovrebbe assumersi la responsabilità di nascondere la completa verità sapendo che, in conseguenza di questo, la vita di alcuni sarà sconvolta.
Voglio che i veterinari sappiano che cosa significa davvero “una piccola minoranza”. Non perché voglia scaricare la colpa su qualcuno, ma perché la verità ha il potere di renderci tutti liberi. La scienza può fare ciò che vuole e procedere per la sua strada senza emozioni, ma io ritengo che le emozioni – nella loro forma più elevata dell’amore – sono la forza che porta avanti la vita. La scienza, dopo tutto, esiste a beneficio dell’uomo, e non il contrario – e gli esseri umani non hanno altro scopo se non quello di amare. Tutto il resto è vano.
Gli animali sono molto importanti per le persone. Come ha scritto Capo Seattle: «Cos’è l’uomo senza le bestie? Se tutte le bestie sparissero, l’uomo morirebbe di grande solitudine di Spirito, perché ciò che succede alle bestie, presto succede anche all’uomo. Tutte le cose sono connesse».
Lo scopo di questo libro è di aiutare una rivoluzione dei consumi che è già in corso; una rivoluzione che si sta verificando in tutto il mondo, in ogni sfera. Questa rivoluzione dice che i consumatori – persone comuni – non sono stupidi, e che essi hanno il diritto di conoscere la verità. La verità è molto spesso, anzi invariabilmente, oscurata dalle grandi corporazioni che detengono i budget pubblicitari, il denaro destinato alle sponsorizzazioni e i cordoni della borsa dei sussidi alla ricerca. Noi crediamo, più spesso che no, in ciò che dicono gli scienziati – ma io ho scoperto che gli scienziati regolarmente dicono ciò che sono pagati per dire, e gli altri hanno troppa paura per uscire fuori dalla norma comunemente accettata.
Per questa ragione, un libro che espone i pericoli della vaccinazione è dovuto venire da una “ordinaria amante dei cani”: qualcuno che non può essere cacciato dal posto di lavoro per aver sovvertito lo status quo. Ma ho anche ricevuto il sostegno e l’aiuto pratico di molti scienziati e veterinari.
Dopo aver letto questo libro, potrete decidere di continuare a vaccinare il vostro cane tutti gli anni. Questa è una vostra scelta; ma almeno sarà una scelta informata. Se mi guardo indietro negli anni, e piango la perdita di Oliver, Prudence e Samson, sono convinta di un fatto: almeno avrebbero dovuto dircelo.
By Catherine O’Driscoll – Tratto da: fintatolleranza.blogspot.de
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I VACCINI CAUSANO PROBLEMI BEN DOCUMENTABILI sugli Umani e sugli Animali
I gruppi di animali vaccinati sono nettamente più ammalati di animali mai vaccinati, come si spiega ? Forse che i produttori di vaccini hanno cercato tutta l’autorità che potevano mettere in gioco per avallare la loro ottica del guadagno ? Forse che, come al solito, nel mercato del vendibile agli animali domestici finiscono/ sono finiti tutto il peggio degli scarti ? Forse che possiamo dare la colpa ai veterinari indottrinati da un’università e un sistema di gratifica “particolari”, dove la ruota gira solo con il denaro e il consenso dei produttori di schifezze ?
No, questa volta non si tratta di niente di tutto questo. Si tratta invece del fatto che il sistema immunitario degli animali è più facilmente scardinabile di quello degli esseri umani e quindi i danni sono più trasparenti e la logica dei vaccini viene immediatamente sbugiardata.
Nel 2004 lo scrivente stava 12 ore al giorno al computer su MEDLINE, perché mi ero accorto che potevo accedere alle pubblicazioni scientifiche online e ad un certo punto decisi che volevo capire come facesse la scienza a dire che le cavie su cui si facevano gli studi “sperimentali” avessero veramente la stessa identica malattia di cui loro stavano cercando la cura farmacologica per noi umani !
La “scienza“ creava e crea gruppi di cavie con malattie secondo i bisogni della sperimentazione farmaceutica: topi e conigli  con artriti, anche cani, mal di testa, dermatiti, tiroiditi etc. Dunque come fanno ad avere questi esserini ammalati a comando
Si devono mettere ad allevarne 1000 per averne 100 di malati ? Oppure ne allevano 100 per averne 100 malati (che è economico dal punto di vista del datore di lavoro) ?
È un aspetto che è stato studiato ovviamente, ma nell’ombra: esiste il tecnologo che sa che deve recapitare delle cavie ammalate.
– Levine nel 1975 spiegava che l’uso simultaneo di vaccino della pertosse e di adiuvante di Freund (molecole antigeniche, molte delle quali presenti nei vaccini) era moderatamente ma non consistentemente efficace nel produrre encefalomielite autoimmune.
– Caspary nel 1977 avanzava altre osservazioni che sembravano la prova inconfutabile del potenziale patologico dei vaccini:
“La severità clinica dell’encefalomielite autoimmune nelle cavie è aumentata dal pre-trattamento con il vaccino del cimurro, del morbillo e della tubercolosi. Il vaccino per il morbillo dà un inizio più grave della malattia. L’aggiunta della vaccinazione della rosolia porta ad una leggera forma della malattia che riappare clinicamente se si rifà uso dell’appropriato vaccino”.  (…!!)
Questa pratica del far ammalare gli animali in modo scientifico prendeva spunto da un modello teorico di malattia valutato negli anni Trenta anche grazie ai notevoli contributi di medici italiani: nelle malattie cronico-degenerative esistono elementi anticorpali che si fissano su determinati organi e che solo nel tempo, o con l’invecchiamento magari, causano una flogosi iperergica, che si riacutizza ogni qual volta vi è una successiva immissione in circolo anche di piccole quantità dei medesimi elementi anticorpali.
By Lorenzo Acerra – Continua quiImmunodepressione da vaccino
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VACCINI ed animali
Canine health concern  www.canine-health-concern.org.uk/ è il sito dell’omonima associazione gestita da  Catherine O’Driscoll, la quale si è impegnata nella lotta contro i tossici vaccini somministrati agli animali domestici, in particolar modo ai cani (ai quali vengono fatti addirittura delle vaccinazioni di routine su base annua, sulla cui inutilità vedi la fine dell’articolo).
Government – get out of bed with the pharmaceutical industry si trova scritto nel suo sito, ovvero Governo, esci dal letto che condividi con l’industria farmaceutica.
In questo articolo :
http://www.dfordog.co.uk/didyouknow_annual_vaccinations.htm in inglese sulle vaccinazioni annuali ai cani potete leggere la storia di 33 veterinari che hanno firmato una lettera aperta contro le vaccinazioni agli animali :
http://myweb.tiscali.co.uk/k9health/wwwchc/Catherine/International press letter.pdf
pubblicata persino sulla rivista di settore in Veterinary Times. I veterinari sono stati minacciati di ritorsione mentre molti loro colleghi che ne condividevano le posizioni non hanno voluto firmare perché ben sapevano quali rischi si corrono a criticare il sistema di potere della medicina (veterinaria) ufficiale e delle multinazionali dei vaccini. Anche un centinaio di proprietari di animali domestici, i cui animali sono morti in seguito alle vaccinazioni, hanno scritto una lettera per denunciare questa tragica realtà:
http://myweb.tiscali.co.uk/k9health/wwwchc/Catherine/letter from dog owners.pdf
Potete approfondire la questione delle vaccinazioni agli animali e della loro pericolosità leggendo questo articolo di Catherine O’Driscoll :
www.riderepervivere.it/pagina.phtml?_id_articolo=279-la-vaccinazione-degli-animali-un-crimine-istituzionalizzato.html
dalla quale traggo un piccolo estratto
I sistemi immunitari di cani e gatti raggiungono la piana maturazione intorno ai sei mesi di età.
Se un vaccino con virus modificati viene somministrato dopo i sei mesi di età esso produce immunità, il che è un bene per la vita dell’animale. Se un altro vaccino MLV viene somministrato un anno più tardi, gli anticorpi del primo vaccino neutralizzano gli antigeni del secondo e si determina un effetto nullo o assai ridotto.
In termini meno tecnici, le scuole veterinarie degli USA e la American Veterinary Medical Association hanno esaminato alcuni studi che indicavano quanto a lungo durassero i vaccini, quindi hanno tratto la conclusione ed annunciato che la vaccinazione annuale non è necessaria. Hanno inoltre riconosciuto che i vaccini non sono esenti da nocività.
Canine health concern è ovviamente impegnata anche contro la barbara e pericolosa imposizione dei microchip agli animali domestici.
Un altro sito interessante  (in inglese) sulla salute degli animali domestici (ed anche degli esseri umani) e sui danni da vaccini è lo shirley’s wellness cafe che promuove un approccio naturale ed olistico alla salute degli esseri viventi.
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vedi: Contenuto dei Vaccini anche di quelli per animali
Aluminium – Calf serum – Fetal bovine serum – Formaldehyde – Hydrolyzed gelatin – Lactose – Monosodium glutamate (MSG) – Neomycin – Phenol – Streptomycin – Sucrose – Thimerosal (49.9% Mercury, in fase di eliminazione in certi vaccini) – Yeast – MRC-5 cells: DNA and protein (aborted fetal tissue cells)
Reazioni allergiche post-vaccinali sono frequenti anche nei cani; fra esse l’anafilassi è certamente quella dalle conseguenze più temibili.
In un precedente studio condotto in Giappone su 311 cani che avevano presentato reazioni indesiderate dopo vaccinazione, fu accertato che per 46 di essi si trattava di anafilassi; di questi,  7 morirono.
Al fine di ottenere maggiori informazioni epidemiologiche riguardo a queste reazioni post-vaccinali, è stato condotto, presso l’Università di Tokio, uno studio su 85 cani che avevano manifestato sospette reazioni allergiche entro 24 ore dall’inoculazione di vaccini non-rabbia.
Dalle informazioni raccolte, i cani furono suddivisi in 3 gruppi:
1 – con sintomi predominanti cardiovascolari e/o respiratori,
2 – con sintomi predominanti dermatologici,
3 – con sintomi cardiovascolari/respiratori e dermatologici contemporanei.
Per quanto riguarda i vaccini impiegati, le indagini portarono alle seguenti osservazioni.
– Vaccino monovalente verso il parvovirus: 2 casi di sospetta allergia.
– Vaccini inattivati monovalenti verso il parvovirus o la Leptospira: nessun caso.
– Vaccino combinato verso parvovirus canino, virus cimurro, adenovirus tipo 2 e/o virus parainfluenza: 28 casi.
– Vaccini normali ed inattivati combinati, composti da parvovirus canino, virus cimurro, adenovirus tipo 2, virus parainfluenza e/o coronavirus e coronavirus.
Leptospira: 53 casi.
Per quanto riguarda il tipo di reazione allergica, 24 cani furono classificati nel gruppo 1, 59 nel gruppo 2 e 2 nel gruppo 3.
Prima dell’inoculazione del vaccino che aveva provocato la reazione allergica, 24 cani avevano ricevuto una sola inoculazione di vaccino, 40 due o più inoculazioni. Sorprendentemente, 16 cani non avevano ricevuto alcuna vaccinazione prima di quella che aveva indotto la reazione allergica. Di altri 5 cani non era noto il numero di vaccinazioni subite in precedenza.
I 16 cani che avevano presentato reazione allergica alla prima inoculazione erano stati probabilmente sensibilizzati da allergeni inclusi nel vaccino, la cui natura potrebbe essere riportabile alla gelatina o al siero bovino. È pure possibile che i sintomi rilevati in questi animali siano riportabili a reazioni anafilattoidi, senza sensibilizzazione ad allergeni contenuti nei vaccini.
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Vaccinazioni degli animali domestici: un crimine istituzionalizzatoLa mia missione ha un carattere alquanto personale, visto che i dati puntano verso il fatto che i vaccini hanno ucciso tre dei miei giovani, magnifici amici canini attraverso malattie ad esse connesse. Sono convinta che i miei cani siamo morti prematuramente, mentre milioni di altri cani, gatti e cavalli sono morti e continuano a morire a causa delle false idee o convinzioni proprie della nostra classe medica e veterinaria.
I vaccini implicano un grande giro di affari, e da due secoli esistono vaccini contro un’ampia gamma di malattie virali e batteriche che colpiscono l’uomo e molte specie di animali. Ignorando il fatto che le epidemie si manifestano ciclicamente e si esauriscono naturalmente, nonché il fatto che la nostra comprensione degli aspetti igienici e nutrizionali possano aver avuto  a che fare con la riduzione delle epidemie stesse, ai vaccini è stata conferita durante i secoli scorsi la parte predominante del merito.
La medicina convenzionale opera in base al rapporto rischi/benefici. Tutti i farmaci convenzionali presentano il rischio di effetti collaterali indesiderati, tuttavia, qualora si riesca a dimostrare che sono di ausilio a un numero di persone maggiore di quello dei soggetti per cui risultano nocivi, allora i pericoli che essi comportano vengono ignorati. Immagino che se è possibile iniettare sostanze che fanno ammalare umani ed animali, allora è altrettanto possibile trarre consistenti profitti dalla fornitura di farmaci che promettono di lenire le suddette malattie indotte dai vaccini.
Affermo ciò dal 1994 quando ho costituito un gruppo denominato Canine Health Concern (CHC).
Lo scopo di questo gruppo è quello di informare  i possessori di animali domestici, nel tentativo di porre fine alla carneficina perpetrata contro gli animali.
Un possessore di animali “responsabile” porta il proprio cane (gatto, cavallo ecc…) dal veterinario per l’annuale richiamo.
Poco tempo dopo la somministrazione l’animale sviluppa epilessia, o artrite, o problemi comportamentali, o malattie della tiroide, o diabete, o disturbi cutanei, o allergie. O collasso cardiaco, o danni al fegato o ai reni, o paralisi degli arti posteriori, o colite, o persino cancro, leucemia o qualche altra malattia immuno-mediata potenzialmente mortale.
Solitamente né il possessore né il veterinario sospettano un collegamento. Se tuttavia il possessore è stato particolarmente vicino al proprio animale, comincerà a fare domande. In qualche rara occasione il possessore non lascerà cadere la questione ed inizierà a cercare una risposta lla seguente domanda:
”Per quale motivo il mio animale è morto ?”.
Quindi scoprirà che un vaccino è certamente in grado di indurre una qualsiasi delle suddette malattie e, con orrore, che in realtà non vi era alcuna necessità di somministrazione al proprio animale l’annuale richiamo.
La migliore eventualità è che i singoli possessori di animale, uno dopo l’altro, cambino lentamente il loro atteggiamento riguardo i vaccini.
Il sistema di convinzioni su cui si basa il modello medico convenzionale è talmente erroneo, corrotto e pericoloso che semplicemente non potete permettervi di affidare ad esso i vostri bambini o i vostri animali.
Indubbiamente nel nostro modello medico vi è anche molto di buono. Tuttavia anche medici e veterinari entreranno in sintonia con la verità di quanto affermo, per quanto ciò li faccia infuriare o sentire a disagio. Recenti studi indicano che ogni anno, nel Regno Unito, a causa dei farmaci prescritti dai medici muore un numero di persone tre volte superiore a quello degli incidenti stradali.
Medici e veterinari non hanno il tempo di esaminare tutti gli effetti collaterali di ciascun farmaco.
È ormai accettato che farmaci come il Vioxx e il Co-Proxamol nella farmacologia umana, e il Rimadyl e il Deramaxx in quella canina, hanno come potenziale effetto collaterale la morte, e tutto questo soltanto dopo che i farmaci hanno passato tutti i requisiti di sicurezza e di autorizzazione e dopo che decine di migliaia di soggetti sono morti.
Troppo di frequente, comunque, i possessori di animali sono indotti a svolgere ricerche dopo che i loro beniamini sono morti.
Il mio scopo e quello della CHC, è quello di dare informazioni prima che la tragedia si consumi. Posso dirvi che gli animali sono stati implicati nell’evoluzione umana sin dalla notte dei tempi e che continueranno ad essere sacrificati sull’altare della scienza sino a quando noi esseri umani non lo capiremo. In verità, se solo ci rendessimo conto della reale portata dell’amore espresso dagli animali nei nostri confronti, ci inchineremmo grati al loro cospetto e nessuno sforzo per la loro salvaguardia sarebbe eccessivo.
Un team della School of Veterinary Medicine della Purdue University ha condotto svariati studi onde stabilire se i vaccini possono determinare cambiamenti nel sistema immunitario dei cani, tali da provocare malattie immuno-mediate potenzialmente letali.
I riscontri sono stati trovati. I cani vaccinati, diversamente da quelli non vaccinati, dello studio della Purdue hanno sviluppato anticorpi per molti dei propri elementi biochimici, fra cui fibronectina, laminina, DNA, albumina, citocromo C, cardiolipina e collagene.
Questo significa che i cani vaccinati, diversamente da quelli non vaccinati, stavano attaccando la propria fibronectina, la quale è implicata nella riparazione dei tessuti, nella crescita e moltiplicazione cellulare e nella differenziazione fra organi e tessuti di un organismo vivente. I cani vaccinati dello studio Purdue hanno sviluppato anticorpi anche per la laminina, implicata in molte attività cellulari fra cui adesione, diffusione, differenziazione, proliferazione e movimento delle cellule.
I vaccini quindi sembrano in grado di eliminare la naturale intelligenza delle cellule.
Gli studi della Purdue  hanno inoltre rilevato che i cani vaccinati sviluppavano anticorpi per il proprio collagene.
Circa un quarto di tutte le proteine dell’organismo sono collagene. Il collagene provvede alla struttura del nostro organismo, proteggendo e sostenendo i tessuti più morbidi e connettendoli allo scheletro. Aspetto forse ancora più inquietante, gli studi della Purdue hanno rilevato che i cani vaccinati avevano sviluppato anticorpi per il proprio DNA. Il campanello d’allarme è forse suonato ?
La comunità scientifica ha richiesto la sospensione del programma di vaccinazione? No. Al contrario, hanno allargato le braccia, dicendo che sono necessarie ulteriori ricerche per verificare se i vaccini possano o meno determinare danni genetici.
Più o meno nello stesso periodo, la Vaccine-Associated Feline Sarcoma Task Force della American Veterinari Association (AVMA) ha avviato vari studi per scoprire il motivo per cui ogni anno negli USA 160.000 gatti sviluppano cancro terminale in corrispondenza dei punti di somministrazione dei vaccini.
Il fatto che i gatti possano contrarre cancro indotto dai vaccini è stato riconosciuto da enti veterinari di tutto il mondo, e persino il governo britannico lo ha attestato tramite il proprio Gruppo di Lavoro, incaricato del compito di indagare sui vaccini canini e felini in seguito alle pressioni esercitate dalla CHC.
Nell’agosto del 2003 il Journal of Veterinari Medicine ha condotto uno studio italiano, che ha indicato che anche i cani sviluppano cancri nei punti di somministrazione. Sappiamo già cheil cancro del tipo appena descritto è anche una possibile conseguenza dei vaccini umani, poiché si diceva che il vaccino antipolio Salk inglobasse un retrovirus delle scimmie che produce cancro ereditario; il retrovirus delle scimmie SV40 continua a spuntare nei punti di somministrazione umani. Inoltre è un dato accertato che i vaccini possono provocare una malattia ad azione rapida, solitamente letale, denominata anemia emolitica autoimmune (AIHA).
Comunque sia, nessuno avverte i possessori di animali prima che questi ultimi vengano sottoposti a richiami non necessari e ben pochi dei suddetti possessori vengono informati sul motivo per il quale i loro beniamini sono morti di AIHA.
Nel 2000, i riscontri del CHC sono stati confermati da ricerche indicanti che la poliartrite ed altre malattie quali la amiloidosi, che colpisce gli organi dei cani, erano legate al vaccino combinato somministrato ai cani.
Nonostante la scarsità di finanziamenti da parte dell’industria dei vaccini, esiste una voluminosa mole di ricerche a conferma del fatto che i vaccini possono provocare un’ampia gamma di danni al cervello ed al sistema nervoso centrale.
Abbiamo inoltre riscontrato che nel 72,5% di casi in cui i cani venivano considerati dai possessori nervosi e di temperamento preoccupante, gli animali manifestavano per la prima volta tali caratteristiche entro tre mesi del periodo post-vaccinazione.
Anche il mal funzionamento di un organo è sospetto quando si verifica a breve distanza da una vaccinazione.
Il Dr. Larry Glickman, direttore della ricerca della Purdue sostiene che i loro studi indicano che in seguito alle vaccinazioni di routine si presenta un significativo aumento del livello di anticorpi prodotti dai cani contro i loro stessi tessuti e che le manifestazioni cliniche sarebbero più pronunciate in cani che presentano una predisposizione genetica, anche se, in linea generale i riscontri dovrebbero essere applicabili a tutti i cani, indipendentemente dalla razza.
Il termine “allergia” è sinonimo di “sensibilità” e “infiammazione”; di diritto dovrebbe esserlo anche del termine “vaccinazione”. Questo è quanto fanno i vaccini: sensibilizzano (rendono allergico) un individuo nel corso del processo volto a costringerlo a sviluppare anticorpi (NdR: e cio’ non avviene sempre) per tentare di contrastare la minaccia di una malattia.
I vaccini gettano molti soggetti in uno stato allergico e, ancora una volta, si tratta di un disordine che varia da forme lievi sino a forme improvvisamente letali.
Sotto il profilo genetico alcuni individui non sono predisposti a tollerare i vaccini. Costoro sono le persone (anche gli animali sono “persone”) che hanno ereditato delle cellule B e T malfunzionanti. Le cellule B e T sono componenti interne al sistema immunitario che identificano invasori esterni e li distruggono, preservandoli nella memoria in modo che non possano causare danni in futuro. Tuttavia, quando è implicata una reazione infiammatoria, il sistema immunitario reagisce in modo eccessivo e provoca effetti indesiderati quali allergie ed altri disturbiinfiammatori. Ilsistema immunitario di queste persone semplicemente non è abbastanza capace di garantire una reazione salutare all’assalto virale da parte di vaccini con virus modificati.
Gary Smith stava apprendendo dati sull’infiammazione nel contesto dei suoi studi, quando è incappato in una teoria talmente straordinaria da poter presentare implicazioni per la cura di quasi ogni malattia infiammatoria, fra cui morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, artrite reumatoide e persino HIV ed AIDS.
Per la sottoscritta, questa teoria spiega il motivo per cui il processo della vaccinazione è interamente discutibile.
Gary mette in discussione il sapere acquisito secondo cui quando un individuo si ammala l’infiammazione che si presenta attorno all’area infiammata contribuisce alla guarigione. Sostiene che, in realtà, l’infiammazione impedisce all’organismo di riconoscere una sostanza estranea e, di conseguenza, funge da nascondiglio per gli agenti invasori.
Se Gary ha ragione, il processo infiammatorio così comunemente stimolato dal vaccino non è, come si è presunto sinora, un sintomo necessariamente positivo. Al contrario, potrebbe essere un sintomo del fatto che il componente virale o batterico, oppure il coadiuvante (che, contenendo proteine estranee, viene interpretato dal sistema immunitario come un invasore) presente nel vaccino sta prevalendo nascondendosi. Se Gary è nel giusto nella sua convinzione che la risposta infiammatoria non è protettiva, bensì un sintomo che l’invasione si sta verificando di nascosto, allora i vaccini non sono certo gli “amici” che pensavamo.
Sono invece assassini sotto copertura che lavorano per il nemico, mentre medici e veterinari stanno inconsapevolmente agendo come collaborazionisti; ancor peggio, non possessori di animali e genitori di fatto paghiamo costoro per tradire inconsapevolmente i nostri cari.
I sistemi immunitari di cani e gatti raggiungono la piana maturazione intorno ai sei mesi di età. Se un vaccino con virus modificati viene somministrato dopo i sei mesi di età esso produce immunità, il che è un bene per la vita dell’animale.
Se un altro vaccino MLV viene somministrato un anno più tardi, gli anticorpi del primo vaccino neutralizzano gli antigeni del secondo e si determina un effetto nullo o assai ridotto.
In termini meno tecnici, le scuole veterinarie degli USA e la American Veterinary Medical Association hanno esaminato alcuni studi che indicavano quanto a lungo durassero i vaccini, quindi hanno tratto la conclusione ed annunciato che la vaccinazione annuale non è necessaria. Hanno inoltre riconosciuto che i vaccini non sono esenti da nocività.
Migliaia di persone amanti degli animali hanno sentito quello che diciamo. In tutto il mondo i membri del CHC utilizzano alimenti naturali come massima prevenzione naturale delle malattie, evitando di alimentare i propri animali con cibi in scatola e riducendo al minimo il rischio dei vaccini. Alcuni di noi, compresa la sottoscritta, hanno scelto di non vaccinare affatto i propri animali; la nostra ricompensa è avere cani in buona saluta e dalla vita lunga.

By  Catherine O’Driscoll – Tratto da: Nexus  – Numero 61 – Aprile Maggio 2006
Fonte: mednat.org


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