sabato 29 novembre 2014

La Corte dei Conti boccia l'8 per mille alla Chiesa!!!

Di Alessandro Genovesi

La Corte dei Conti boccia l'8 per mille alla Chiesa cattolica. Almeno nella misura monstre corrisposta dallo Stato italiano nel 2013. 1 miliardo e 254 milioni di euro: caso unico in Europa. Nessun altro paese dell'UE, infatti, versa così tanti soldi a quella che è, pur sempre, una confessione religiosa che dovrebbe essere tale e quale alle altre.
La cifra così elevata è determinata dal fatto che, in virtù della legge ad oggi vigente, alla Chiesa vanno in automatico anche i contributi di quegli italiani che nella dichiarazione dei redditi non esprimono alcuna preferenza (come ben spiegato qui).
In particolare, all'atto della dichiarazione solo il 34,5% degli italiani sceglie di destinare il proprio 8 per mille alla Chiesa cattolica, il 4% allo Stato, l'1% alle altre confessioni religiose e il rimanente 60,5% non sceglie nulla e quindi, a causa dell'automatismo sopra illustrato, finisce per versarli alla Chiesa.
Ed è proprio questo meccanismo ad essere finito nel mirino dei giudici contabili, che, in una dura sentenza, lo definiscono "opaco, senza controlli, senza informazione per i cittadini, discriminante dal punto di vista della pluralità religiosa".
Quello più annoso è proprio il problema dei controlli: "Nonostante la rilevanza delle risorse, oltre un miliardo e 200 milioni di euro annui, nessun organismo indipendente ha mai proceduto finora a una valutazione, nonostante i richiami della Corte e le criticità emerse sulla gestione" scrivono le toghe. Pochi controlli, quindi poca trasparenza: "I dati sono confusi, non c'è nessuna descrizione, nemmeno sintetica, dell'uso che viene fatto dei fondi".
E intanto, di opacità in opacità, i contribuenti italiani versano alla Chiesa quasi quanto versano al ministero dei Beni culturali e del Turismo (1,2 contro 1,7 mld), che dovrebbe essere al centro dell'agenda di tutti i governi, viste le bellezze artistiche e paesaggistiche che fanno dell'Italia una delle mete più ambite del mondo.

Oltre ai suddetti rilievi, secondo la Corte dei Conti alla base di tutto vi è una questione di correttezza e di completezza dell'informazione: com'è possibile che oltre il 60% degli italiani non indichi enti a cui destinare parte dei propri redditi? I cittadini sono realmente edotti su dove vanno a finire i propri soldi? I giudici dicono di no: "Assente risulta essere l'informazione sull'attribuzione. I cittadini sono indotti a ritenere che solo una scelta esplicita faccia assegnare i fondi. Mentre non è così. E questo genera delle perplessità, perché i contribuenti pensano di dare fondi all'erario" e invece li danno alla Chiesa.
Solo nel 2006 - la possibilità di devolvere l'8 per mille al Vaticano si deve a Craxi con la revisione del concordato nel 1984 - lo Stato ha pensato bene di inserire, nella parte inferiore dei moduli utilizzati per la dichiarazione, il meccanismo di attribuzione dei fondi, ovviamente in caratteri minuscoli e nel solito linguaggio burocratese.
Disinteresse più totale quindi, a differenza delle campagne pubblicitarie messe in atto dalla Chiesa, che, tra cartelloni e spot pubblicitari, ha ingenerato nell'opinione pubblica l'idea che la gran parte degli 8 per mille ricevuti vengano utilizzati per opere di carità nei paesi in via di sviluppoNulla di più falso: il 43% viene impiegato per la manutenzione delle opere di culto, il 35% per pagare gli stipendi dei sacerdoti e dei prelati e solamente il rimanente 22% va a finire in opere caritative, di cui appena l'8% al di fuori dell'Italia.


Fonte: it.ibtimes.com 




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