giovedì 28 novembre 2013

Omeopatia, a rischio i farmaci per 11 milioni di italiani

Rimedi omeopaticiDal Parlamento al Tar, si consuma in queste settimane la battaglia per salvare centinaia di medicinali omeopatici dalla scomparsa. Il casus belli? Le modalità con cui il legislatore italiano ha recepito la direttiva europea che prevede la “schedatura” dei medicinali omeopatici in commercio e la valutazione sulle modalità produttive per garantirne la qualità. Il cosiddetto “decreto Balduzzi”, poi convertito in legge, ha imposto tariffe di registrazione per le specialità medicinali 700 volte superiori a quelle precedenti e questo ha gettato nel panico le aziende, soprattutto quelle medio-piccole che si troverebbero costrette a chiudere o a fare tagli drastici per poter andare avanti. Peraltro, la procedura, nella distorsione italiana, come ha spiegato anche Omeoimprese (l’associazione industriale italiana dei produttori di rimedi omeopatici), impone che i medicinali omeopatici vengano registrati come se fossero nuovi, mentre sono sul mercato da decenni.
Una prima apertura è arrivata dal ministero con l’impegno a riscrivere le tariffe concedendo che le specialità vengano registrate pagando non più la tariffa di registrazione ma quella di rinnovo, molto più contenuta benché sempre parecchio superiore ai costi finora previsti. Ma il testo del nuovo decreto non è ancora pronto e non è stato ancora diffuso. Il settore scalpita e si sono fatte sentire anche le associazioni dei medici e dei pazienti; verrebbe infatti negato il diritto alla libertà di scelta terapeutica garantito dalla Costituzione. La situazione è in continua evoluzione; alcuni senatori hanno proposto un emendamento alla legge di stabilità che possa salvare da questi balzelli i prodotti che hanno poca richiesta di mercato e per i quali quindi le aziende non si potrebbero permettere di sostenere costi così alti. Salvando quelli si permetterebbe di preservare sul mercato tutta una serie di rimedi specifici di cui l’omeopatia, per sua stessa natura, non può fare a meno.

«Se ci si cura omeopaticamente, si sa benissimo che ogni persona è unica e ogni rimedio è unico per quella specifica persona, quindi se vengono a mancare medicinali non li si può sostituire con qualcos’altro», hanno spiegato a gran voce le associazioni dei medici e dei pazienti. A gennaio si terrà anche un’udienza al Tar relativa al ricorso presentato da Omeimprese sulla determinazione delle tariffe e altro ricorso è stato presentato sempre dall’associazione di categoria contro i termini imposti da Aifa (Agenzia italiana del farmaco) per la presentazione dei dossier. Infatti, semmai fosse superato il problema delle tariffe, resterebbe comunque quello della richiesta, da parte dell’Agenzia del farmaco, di presentare corposi e articolati dossier entro termini perentori; dossier che dovranno poi essere valutati di qui alla fine del 2015. Aziende e medici hanno anche sollevato obiezioni riguardo le eventuali modalità che Aifa seguirà nella valutazione di tali dossier «visto che non ci sono esperti che conoscano la medicina omeopatica».
Peraltro, oggi in Italia, secondo le stime più recenti, sono 11 milioni i cittadini che scelgono l’omeopatia per curarsi; 11 milioni di persone che si vedrebbero negata la libertà di cura. Tra queste, tante sono le donne, che si rivolgono a questo approccio terapeutico, spesso acquistando i medicinali per tutta la famiglia e il 70% di esse ha definito positiva l’esperienza, secondo i dati forniti dall’indagine “Onda”, realizzata dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna con il supporto di Boiron (“Donne e omeopatia”). In queste settimane il Comitato cittadini in difesa dell’omeopatia ha raccolto decine di migliaia di firme e prosegue nella sua campagna di sensibilizzazione e mobilitazione per chiedere che vengano adottate opportune misure per scongiurare la scomparsa dei medicinali omeopatici dal mercato.
(Valerio Pignatta, “E’ battaglia sull’omeopatia, a rischio la libertà di cura”, da “Il Cambiamento” del 26 novembre 2013).


Fonte: libreidee.org

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